CAMBIA LA DIRETTRICE MA LA TORTURA È SEMPRE LA STESSA

AGGIORNAMENTO: Un prigioniero ieri notte ha ingoiato due batterie e un pezzo di ferro accuminato. Nonostante stesse male non è stata chiamata l’ambulanza sino a poco fa ed è stato condotto all’ospedale “San Francesco” di Nuoro, da dove come sempre verrà rimandato senza scrupoli all’interno del CPR.

Ci chiamano dal lager di Macomer. La violenza strutturale e lenta continua con le torture quotidiane.
Nessuna visita medica anche in caso di gravi problemi fisici e un’infermeria che non dispone neanche del minimo necessario. Per tenere le garze delle medicazioni viene usato il nastro adesivo, per sedare i dolori vengono somministrate fino a 3/4 punture al giorno e i dolori si ripresentano dopo poche ore.

Ieri un uomo, dopo aver ingerito una batteria, è stato portato all’ospedale. Ci dicono che da quando l’ha ingerita a quando l’ambulanza lo ha trasportato sono passate due ore. L’ambulanza è riuscita a entrare nella struttura quando eravamo al telefono. I prigionieri ci dicono che i ritardi siano dovuti al fatto che la direttrice (Antonia Sanna che sostituisce la dimissionaria (?) Rijo) deve chiedere prima l’autorizzazione alla polizia (evidentemente da ora esperti anche di questioni di salute) e solo dopo (forse per preparare la scorta) l’ambulanza può portare via la persona.

Ci sono prigionieri che si sono presentati ben due volte, durante la loro permanenza in carcere (in videoconferenza naturalmente), alla commissione per la protezione internazionale e aspettano da 2 mesi l’esito nel CPR di Macomer. Senza sapere quando gli verrà comunicato l’esito e cosa succederà dopo.

I prigionieri sono spesso costretti ad effettuare mediazione e traduzione durante i colloqui con gli avvocati perché diversamente ci sarebbero alcuni loro compagni che non potrebbero comunicare, in quanto nella struttura non ci sono più mediatori. La struttura è completamente in mano agli sbirri che fanno il bello e il cattivo tempo, è accaduto, e accade, che il loro intervento violento abbia interrotto i colloqui con gli avvocati.

Intanto uno dei blocchi, danneggiato in seguito all’ultima protesta dello scorso mese, è stato “ripulito” semplicemente imbiancando sopra i muri ancora danneggiati dal fuoco. Dopo nessuna bonifica è pronto per il trasferimento di altre decine di nuovi prigionieri.

Il CPR è l’ultimo, il più brutale livello del razzismo di stato, dove i corpi diventano risorsa economica per le cooperative private che speculano sulla vita dei prigionieri. Un luogo dove lo stato rinchiude per selezionare e produrre manodopera a basso costo ed espellere chi non è più in condizioni di essere sfruttato.
In questo lager i prigionieri lottano quotidianamente con il loro corpo e la loro voce per resistere e denunciare questo sistema di tortura.
Complici e solidali con le lotte e con i prigionieri fin quando dei CPR non rimarranno solo macerie.

I CPR SI CHIUDONO CON IL FUOCO