Ogni anno, nei mesi di giugno e luglio, a Macomer si svolge, con il patrocinio del comune di Macomer (e spesso in locali messi a disposizione dal comune), il “festival della resilienza” in cui vengono trattati diversi temi fra cui quello dei diritti umani. Quest’anno si parlava dei diritti umani in relazione al genocidio a Gaza. A coloro che entravano per partecipare all’evento abbiamo distribuito un volantino per evidenziare la contraddizione esistente nell’organizzare un’iniziativa che tratta di violazione dei diritti umani tacendo sul fatto che a 500 m dal luogo del dibattito è presente un lager, il CPR, sostenuto pubblicamente in maniera inequivocabile da chi patrocina l’evento: il comune di Macomer. Per questo sarebbe opportuno che venissero boicottate tutte le iniziative in cui è coinvolto il comune di Macomer, complice dei gestori del lager.
È IL GIORNO PIÙ CALDO DELL’ESTATE. NON PUOI FARE NIENTE, PUOI FARE QUALCOSA O PUOI FARE LA COSA GIUSTA

I prigionieri del CPR di Macomer ci informano che, a seguito delle rivolte lo spazio a disposizione si riduce sempre più; sono in tutto poco più di venti trattenuti di cui almeno 8 dormono nella sala mensa e gli altri nell’unico blocco che resta. In altre parole, due blocchi sono inutilizzabili, auspichiamo che presto lo sia anche il terzo. Dopo le rivolte, i prigionieri hanno un solo telefono a disposizione che spesso viene lasciato senza credito o con la batteria scarica perché tutto continui ad accadere in silenzio.
La temperatura all’interno della struttura supera di gran lunga i 40 gradi, visto che non esistono sistemi di ventilazione e/o condizionamento dell’aria e gli stanzoni in cui vengono rinchiusi i prigionieri sono privi di finestre. L’amministrazione distribuisce giornalmente solo una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo, a temperatura ambiente, a ciascun detenuto, bottiglia che forse può servire solamente per tentare di mandare giù un cibo che, ci ripetono, è a dir poco rivoltante.
Di fronte all’insofferenza esiste una sola risposta dell’amministrazione appoggiata dalla Prefettura di Nuoro, primo responsabile della gestione e che fra pochi mesi aggiudicherà il nuovo appalto a qualche cooperativa pronta a speculare sulla pelle dei migranti; la risposta è il manganello della polizia di fronte ad operatori che quando non collaborano assistono in silenzio ad abusi e violenze, mentre il medico responsabile sostiene sempre che va tutto bene e nessun prigioniero ha mai necessità di alcun tipo di prestazione medica.
I prigionieri cercano di trovare una maniera collettiva e solidale di sopravvivere e alimentare la speranza di potere uscire da questa situazione da incubo, nel momento in cui realizzano che la speranza si infrange contro le mura di questo lager fanno la cosa giusta. Sino a quando del CPR non rimarranno solo rovine.
SOLIDALI E COMPLICI CON LE LOTTE DEI PRIGIONIERI
ANCORA FUOCO A MACOMER
L’arroganza e la stupidità del sistema razzista occidentale si manifestano quando pensa che moltiplicando e rinforzando le frontiere riuscirà a bloccare il movimento degli esseri umani delle cui vite colonialismo e imperialismo hanno disposto per secoli. La stessa ottusità si dimostra nella gestione del CPR di Macomer. Dopo il fuoco della rivolta di aprile che ha danneggiato un intero blocco, che dopo mesi non è stato ancora riaperto, le violenze di sbirri e operatori sono proseguite come se nulla fosse accaduto. Sono proseguite le piccole e grandi ritorsioni, sono proseguiti gli abusi sanitari, abbiamo denunciato casi di scabbia, la detenzione di persone gravemente malate e la mancanza di cure di ogni tipo, persino di cure odontoiatriche nonostante la prefettura vanti l’acquisto di una poltrona ortodontica mai installata. Abbiamo raccontato la mancanza di acqua potabile e di temperature di gran lunga superiori di quelle all’esterno. Abbiamo denunciato la detenzione di minori, gli ostacoli alla comunicazione con l’esterno perché nulla trapeli, la dinamica delle false informazioni passate da sbirri, operatori e anche qualche avvocato che alimentano inutili speranze che si infrangono contro la realtà di un’azione che tenta di ridurre i prigionieri alla nuda vita durante la detenzione, per poi rimpatriarli dopo avere tentato di sottrargli per sempre persino il sogno di una vita migliore. Questo accade con il sostegno di tutte le forze politiche e con la silente complicità dell’associazionismo assistenzialista che si alimenta con le visite a sorpresa dei politici di sinistra, facendo affidamento ad una democrazia borghese che non è mai esistita in quanto trattasi di una contraddizione in termini.
Ieri i prigionieri hanno dato fuoco ad un altro blocco, ancora non sappiamo l’entità dei danni. Constatiamo che gli spazi di prigionia pian piano si stanno riducendo. Attendiamo che i prigionieri facciano quello che devono.
Solidali e complici con i prigionieri in lotta
DEPORTAZIONE DI MASSA DA MONASTIR?

Il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo sulle migrazioni, che prevede l’abolizione pressoché totale del diritto d’asilo, la trasformazione dei luoghi di accoglienza all’arrivo in hotspot, che formalmente diventano frontiere in cui si rimane prigionieri sino al momento della deportazione.
Alle persone in mobilità non è più permesso neppure respirare l’aria di un’Europa, punta di diamante dell’imperialismo, putrida per i genocidi coloniali di cui è stata e di cui è responsabile.
Chi è “ospitato” nel lager di Monastir ci informa di essere stato avvisato che nei prossimi giorni sarà presente un numero maggiore di sbirri e inizierà la trasformazione del CAS in hospot. Che fine faranno gli ospiti del CAS non è dato sapere, si parla di deportazioni negli altri CAS-lager dell’isola o in Italia. La motivazione ufficiale, come riportato dai quotidiani sardi, è il grande numero di migranti che lasciano il centro senza farci ritorno (chissà perché?), sfuggendo anche alle maglie asfissianti della zona rossa di Zedda &c.
Attendiamo di verificare le informazioni ricevute e capire che cosa stia accadendo realmente a Monastir e cosa accade nelle zone rosse di Cagliari.
CONTRO OGNI FRONTIERA
CONTRO IL RAZZISMO IMPERIALISTA EUROPEO
LIBERTÀ DI MOVIMENTO PER TUTTI
ABOLIRE LE ZONE ROSSE
Fà la cosa giusta

In un cpr che ribolle di rabbia, con qualche blocco ancora non disponibile a causa dei recenti roghi, viene limitato l’ uso dei cellulari. Per i prigionieri è praticamente impossibile chiamare fuori dall’ Italia, perché è impedito l’ uso di WhatsApp al fine di non trasferire informazioni all’ esterno mediante immagini, video, etc.
Nonostante il controllo esasperante di kapò e sbirri le notizie filtrano. Sappiamo che il caldo è insopportabile in quegli spazi soffocanti e che vengono distribuiti meno di 2 litri d’acqua al giorno precedentemente lasciata al sole. Ci raccontano che è come bere “l’ acqua del cesso”. Il resto della poca acqua a loro disposizione non è potabile.
Nulla di nuovo, il mangiare fa schifo come sempre e le sigarette vengono negate. diversi prigionieri sono in precarie condizioni di salute, alcuni prigionieri dormono per terra. Curioso che la prefettura abbia appaltato nel febbraio 2025 l’installazione di una postazione odontoiatrica (che pare che ancora non sia stata installata) e il mal di denti venga curato solo tramite iniezioni “che fanno dormire” o pagando la visita presso l’ ambulatorio esterno degli amici di qualcuno, con le scorte pronte per l’ accompagnamento, scorte che sono introvabili quando si tratta di accompagnare in ospedale qualche prigioniero.
Venerdì 19 gli sbirri sono entrati, pistole alla mano, nei blocchi devastando tutto per reperire accendini e lamette. Cercano accendini perché temono che qualcuno dia fuoco a qualche altro blocco?
Possono sequestrare tutti gli accendini che trovano, ma il fuoco cova sotto la cenere, basta il caldo, un soffio di rabbia e ribellione perché il fuoco divampi nel lager.
Solidali e complici con i prigionieri in lotta
AMERICA’S CUP E ZONE ROSSE A CAGLIARI: SBIRRI E PENNIVENDOLI AL SERVIZIO DEI PADRONI
Il 20 maggio, alla vigilia dell’America’s Cup, piazza del Carmine e piazza Matteotti a Cagliari si sono riempite di pattuglie della polizia di stato e di carabinieri.
Ancora una volta le due piazze e le zone circostanti sono state teatro di uno spettacolo mediatico e securitario a opera degli sciacalli del programma “Fuori dal Coro” e di sbirri al servizio di politici locali -e non- e dei padroni che organizzano l’America’s Cup.
Gli pseudo giornalisti del programma di rete 4, non contenti dello squallido servizio che hanno realizzato qualche settimana fa, sono tornati a Cagliari per continuare a speculare e sfruttare la sofferenza, la marginalizzazione e la precarietà sociale imposta alle persone che vivono le due piazze centrali della città. Due aree che Prefetto, Sindaco Zedda e la sua amministrazione hanno pensato di trasformare in Zona Rossa per poter mantenere le persone sotto ricatto in una sorta di latitanza perpetua.
In altri tempi certi giornalisti venivano chiamati “pennivendoli del potere”, ma come potremmo definire diversamente gli squadristi, fascisti e provocatori che – con gli sbirri al loro servizio – danno le indicazioni per effettuare identificazioni, arresti e intimidazioni anche violente sulla pelle di persone che lottano ogni giorno contro le conseguenze della violenza di stato e di un sistema economico che riduce le persone in povertà e disagio?
Come possono vivere le persone che, senza mezzi di sussistenza, devono passare notti intere, di fronte agli uffici della questura di via Venturi, per ottenere un documento che spesso è prossimo alla scadenza o ancora non dà diritto a nulla, in quanto ai solerti questurini sfugge una vocale nella compilazione dei moduli e il nome registrato risulta errato? Come possono vivere le persone che non possono ottenere la residenza perché poter avere un documento è un percorso a ostacoli che finisce con le istituzioni (il Comune di Cagliari primo fra tutti) che ti chiudono sistematicamente le porte in faccia?
Come possono vivere le persone in un lager come il CAS di Monastir, (centro a una ventina di chilometri da Cagliari) a diversi chilometri dalla più vicina fermata dell’autobus, dove anche un minimo ritardo nel rientro è sanzionato con l’espulsione dal centro e quindi al reingresso nell’irregolarità più assoluta? Un luogo dove la polizia entra nelle stanze mentre le persone dormono, utilizzando le chiavi, dategli presumibilmente dai gestori, per effettuare rastrellamenti?
Il 20 maggio in piazza Matteotti c’erano 7 pattuglie della polizia che identificavano chi, tra migranti e solidali, gli veniva indicato da Cristina Mastrandrea, una imbrattacarte (ammesso che sia in grado di scrivere qualcosa che non sia la merda per cui la pagano), di un programma che sbava per disumanizzare e umiliare persone in una condizione di precarietà.
Ancora una volta la città di Cagliari vuole nascondere le persone che vivono in disagio sociale, quelle stesse persone che si spaccano la schiena nei campi, in nero, sfruttati da un sistema da cui tutta la società trae beneficio, un sistema che si regge sulle spalle e sullo sfruttamento di chi non vorremmo vedere seduto su una panchina di una piazza. Si tratta dei lavoratori che stanno dietro le cucine dei ristoranti, a servire ai tavoli e a lavare i piatti in cui la “Cagliari bene” si fa le scorpacciate in centro, e che vorrebbe sparissero dalla vista del centro città per fare spazio ai turisti e ai grandi eventi che portano soldi nelle tasche dei padroni e dei bottegai. Quelle stesse persone la cui sofferenza e marginalità viene sfruttata e spettacolarizzata per farne delle comparse per gli horror tour organizzati da tv e giornaletti come Castedduonline.
Si tratta delle stesse persone che pur lottando ogni giorno per un briciolo di dignità non riescono ad ottenere neanche uno straccio di documento per regolarizzarsi, persone che ogni giorno vengono fermate, profilate razzialmente, identificate con il rischio di essere portate nel CPR lager di Macomer; un ricatto e una violenza burocratica, istituzionale e mediatica continua da parte dell’amministrazione di Cagliari, dell’opposizione, della polizia e dei pennivendoli che sfruttano questa condizione per avere un capro espiatorio che faccia dimenticare caro affitti, mancanze di case, sanità al collasso, etc.
FUORI SBIRRI E PENNIVENDOLI DALLA SARDEGNA
ABOLIRE LE ZONE ROSSE
A MACOMER PROSEGUE LA RAPPRESAGLIA DELLO STATO CONTRO LA RESISTENZA DEI PRIGIONIERI
Dopo la rivolta che ha portato alla distruzione completa di un blocco del CPR e a distruggerne quasi completamente un altro, trascorsi alcuni giorni di smarrimento gli sbirri e i loro servi sono riusciti a riprendere il controllo del centro e iniziare le operazioni di ritorsione.
I prigionieri malati non vengono curati; è notizia di oggi che un prigioniero con disturbi psicofisici colto da un attacco cardiaco ha dovuto aspettare tre ore perché venisse chiamata un’ambulanza per portarlo in ospedale, mentre un secondo prigioniero ha aspettato un giorno, dopo avere ingerito quattro batterie, per essere accompagnato in ospedale. Ci raccontano che alcuni prigionieri hanno la scabbia, mentre abbonda l’uso di psicofarmaci per tenerli “tranquilli”. In un blocco è presente un minore della cui età nessuno si accerta in modo da non liberarlo prima che diventi maggiorenne per poterlo espellere più facilmente. Otto prigionieri sono stati rinchiusi nel blocco di isolamento situato sotto il livello del suolo, costretti a vivere nella sporcizia, in un luogo in cui manca la privacy persino nel bagno, e a dormire in materassi stesi per terra per quelli che hanno avuto la fortuna di disporre del materasso, come è possibile vedere nel video.
Periodicamente alcuni prigionieri vengono trasferiti in Albania, da dove, ed è veramente paradossale, è più facile essere liberati rispetto a quanto accade a Macomer. Peraltro la notizia dei trasferimenti in realtà annuncia nuovi rastrellamenti, in particolare nella zona rossa di Cagliari e nei pressi del lager-CAS di Monastir, per riempire i posti che si sono liberati. Perciò ci aspettiamo che altre persone vengano imprigionate nel lager di Macomer per essere annientate.
Ma gli sbirri, operatori e gestori del CPR non si illudano di avere spento l’incendio con le loro squallide rappresaglie, perché il fuoco cova sotto la cenere e la calma è foriera di nuove tempeste. Come è noto il fuoco riesce a chiudere i CPR.
SOLIDALI E COMPLICI CON I PRIGIONIERI IN LOTTA
RASTRELLAMENTI RAZZISTI NEL CENTRO DI CAGLIARI
Testo di un volantino distribuito nel centro di Cagliari

Le notti del 17 e del 19 aprile sono state le ennesime i cui la polizia ha effettuato rastrellamenti e retate su base razziale in alcune piazze del centro di Cagliari, le piazze della zona rossa istituita dal Prefetto ma per cui Massimo Zedda, il sinistro Sindaco di Cagliari, ha più volte espresso pubblicamente soddisfazione. Rastrellamenti e violenze fomentati anche da “giornaletti” locali, come Casteddu Online, che rappresentano la sola presenza di persone in condizioni di marginalità sociale come una grave emergenza securitaria, tramite notizie sulla cui attendibilità abbiamo forti dubbi. Retate effettuate per colpire i migranti privi di documenti in regola che, spesso, si trovano in questa condizione per gli ostacoli posti dallo stesso Comune, che rifiuta di dargli qualsiasi servizio che possa consentirgli di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Un consiglio comunale in cui tutte le forze tacciono se i migranti sono sfruttati selvaggiamente nella ristorazione, nei cantieri e nelle imprese ma non possono tollerare che possano circolare per la città.
Troviamo disgustoso il proclamato “antifascismo” di chi unanimemente prepara zone rosse utilizzando la demagogia securitaria della destra per allontanare dal centro città migranti e disagio, al fine di favorire l’arricchimento dei “padroni della città” con sviluppo del turismo, lo sfruttamento della manodopera precaria e ostacolando l’accesso alla casa; di chi accetta la tortura praticata nelle carceri e giustifica il 41 bis; di chi finge di non accorgersi che a Macomer esiste un lager dove i migranti vengono torturati a morte, pensato e creato quando al governo erano i partiti sedicenti “democratici”.
A noi ripugnano gli antirazzisti e antifascisti da operetta e chi li accompagna. La pratica antifascista è pratica antiautoritaria, anticapitalista, antirazzista, antimilitarista, antimperialista, è pratica del rifiuto di cpr, zone rosse, dello Stato e delle sue istituzioni.
CASA, SALUTE, DOCUMENTI E LIBERTÁ DI MOVIMENTO PER TUTTE E TUTTI
ABOLIRE LE ZONE ROSSE
FUOCO AI CPR
Anarchicx contro carcere e repressione
LA RABBIA BRUCIA ANCORA

Anche ieri un blocco del CPR di Macomer ha preso fuoco. Alcuni prigionieri (12) sono stati trasferiti in altri CPR, gli altri sono chiusi nella mensa e nel settore di isolamento situato sottoterra (ma l’amministrazione non raccontava che non esistesse nessun settore di isolamento?). Gran parte dei prigionieri soffrono di diverse patologie anche gravi, come abbiamo già documentato e hanno altre problematiche abbastanza gravi di cui parleremo nei prossimi post; il cibo continua a far schifo sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo e tentano di fargli assumere grandi quantità di psicofarmaci per neutralizzarli. A fronte della protervia e dell’ottusità delle istituzioni e di chi gestisce il centro, manca poco perché dopo Corso Brunelleschi sia Macomer il secondo CPR chiuso dal fuoco. Attendiamo con interesse sviluppi positivi della situazione
ARRIVA LA TEMPESTA PERFETTA
e il fuoco divampa. Solo gli ingenui non riescono a capire che non si può umiliare continuamente chi ha da perdere solo le catene che lo costringono. Così nel lager di Macomer due blocchi sono andati in fumo, i ragazzi rinchiusi hanno rischiato la vita, perchè le vie d’uscita erano bloccate e gli operatori non rispondevano alle urla disperate, ma qualcuno da molto molto lontano ha avvisato ambulanza e pompieri.
Ora tutti i prigionieri sono all’esterno, sotto l’occhio vigile della GDF, e ci raccontano che gli avrebbero detto che rimarranno all’ aperto sino a quando la situazione non si sarà normalizzata, cioè per molto tempo.
Questi sbirri proprio non imparano, che umiliare e minacciare porta solo un uragano di rabbia di cui già arrivano le prime nubi della tempesta perfetta che metterà fine a questi lager.
