RABBIA, REPRESSIONE E RIVOLTA NEL LAGER DI MACOMER

Da dentro al CPR le persone imprigionate continuano a lottare ogni giorno per la loro libertà e per la loro dignità. Le condizioni in cui vivono non sono un’eccezione, sono la quotidianità di un sistema razzista di stato che tortura e uccide lentamente. Giornalmente le persone rinchiuse in questo lager danno notizie e informazioni sulle condizioni in cui si trovano a vivere con chiamate, video e foto, privandosi anche di quel poco tempo che la gestione “concede” loro l’uso dello smartphone, unico modo per comunicare anche con le loro famiglie.

La rivolta di quindici giorni fa all’interno del CPR che ha permesso l’evasione, anche se di breve durata, di alcuni prigionieri e il trasferimento di altri, su loro richiesta, dopo una lunga trattativa sul tetto della struttura. Forse è per questo che tra epidemie di scabbia, scioperi della fame, prigionieri in isolamento e altri in condizioni sanitarie gravi, la tensione è altissima e gestori e sbirri sono tanto preoccupati che ieri, ogni 8 ore, trattenevano i prigionieri per perquisire i blocchi in cerca di accendini, corde etc.

Ci mandano questo video, chiedendoci di pubblicarlo, per gridare ancora una volta la violenza istituzionale che opprime chiunque passi per questo lager.

Bisogna essere stupidi per non capire che intimidazioni, umiliazioni e repressione sono un incentivo per i prigionieri nella loro lotta per la libertà, è benzina su un fuoco che divampa.

URLA DIETRO LE MURA, SOLIDARIETÁ A CHI RESISTE

Ieri 15 aprile un gruppo di solidali, a seguito delle ultime rivolte  all’interno del cpr di Macomer e due evasioni che purtroppo non sono andate a buon fine, si è recato sulla collina antistante quel lager a portare solidarietà ai prigionieri.

La risposta dall’interno è stata calorosa e immediata nonostante i prigionieri abbiano comunicato di essere stati rinchiusi in una stanza sorvegliati da guardie e telecamere.

Il gruppo all’ esterno è riuscito per poco tempo a scandire cori e mettere musica perché come al solito, poco tempo dopo, sono arrivate a sirene spiegate otto pattuglie tra polizia, carabinieri e digos, sequestrando il materiale usato e denunciando i presenti.

Nel momento in cui i solidali venivano scortati fuori dal paese, anche perchè alcuni di loro hanno già il foglio di via da Macomer, un gruppo di prigionieri, come successo pochi giorni fa, è salito sul tetto del cpr per protestare ancora una volta contro le pessime condizioni di vita all’interno.

Ancora una volta provano a intimidire e spezzare la solidarietà tra dentro e fuori, tra noi e loro, ma ci troveranno ancora una volta fuori da quelle mura a urlare quanto  facciano schifo galere e cpr.

Augurandoci un futuro ricco di rivolte ed evasioni

Anarchicx contro carcere e repressione

GIORNATA DI RIVOLTA AL CPR DI MACOMER

Nella serata di oggi, molti prigionieri sono saliti sul tetto del cpr-lager di Macomer per protestare contro la condizione in cui vivono e gli abusi e le violenze a cui sono sottoposti. Due sono feriti; un prigioniero è caduto dal tetto e ha riportato una o più fratture alle gambe, un altro ha tentato di impiccarsi all’arrivo degli sbirri in tenuta antisommossa; presto verranno rimandati nel CPR dai sanitari dell’ospedale di Nuoro. Un altro prigioniero è chiuso in isolamento da quattro giorni per avere tentato di impiccarsi. Al momento in cui pubblichiamo questa notizia ci dicono che un quarto ragazzo si è tagliato le vene e i suoi compagni sono in attesa che arrivi l’ambulanza. In questo momento i prigionieri sono rientrati nei blocchi ma la loro rabbia non è diminuita.

Quando scocca la scintilla il fuoco è libero di divampare. Lo Stato può torturare e mettere a tacere ma non può riuscire a placare la voglia di libertà.

Da parte nostra, è il momento di prestare attenzione alle nostre “piccole Gaza”, perché diversamente lo schiacciasassi del sistema capitalista ci travolgerà per non essere stati in grado di difenderci e di distruggere quelle frontiere che limitano la mobilità delle classi colonizzate a favore dei privilegi delle classi coperte dallo scudo imperialista. La guerra è anche qui.

SOLIDARIETÀ E COMPLICITÀ CON I PRIGIONIERI IN RIVOLTA

CON SARA E SANDRO NEL CUORE

FUOCO AI CPR E ALLE FRONTIERE

Anarchichx contro carcere e repressione

NOTIZIE, UN VIDEO E UN AUDIO DAL CPR DI MACOMER

Dal CPR di Macomer arrivano informazioni che mostrano nuove forme in cui lo Stato articola razzismo e caccia al migrante. Molti degli uomini sequestrati nella struttura di Macomer vi sono stati deportati non solo dopo essere stati catturati nel corso di rastrellamenti eseguiti nelle strade della Sardegna e di varie parti d’Italia. Sempre con più frequenza vengono sequestrati uomini provenienti da carceri e/o colonie penali, nonostante abbiano scontato l’intera pena, e, in alcuni casi, siano in attesa della risposta alla richiesta d’asilo.

Come già riportato in un altro post, poiché gli operatori della struttura non vengono pagati, il centro è sotto il controllo totale degli sbirri, diretti dal gestore virtuale del CPR sin dalla sua apertura, il dirigente del commissariato Federico Farris. Non è dato, invece, sapere il nome di chi dirige il centro. Ci dicono che il direttore, che non è mai presente, venga cambiato spesso e non viva in Sardegna, per cui la nomina è solo di facciata e la responsabilità ricada sulla facente funzioni Antonia Sanna. Ci raccontano che gli oggetti personali requisiti all’ingresso ai nuovi arrivati, talora spariscono e non verranno mai più riconsegnati, che il medico è presente non più di una mezz’ora al giorno, che il personale paramedico è in numero ridotto, che manca perfino il materiale sanitario di consumo tanto che le ferite vengono chiuse con il nastro adesivo. In altre parole, si confermano la pessima fama di Officine Sociali, cooperativa completamente allo sbando, e della Prefettura di Nuoro, per le sue doti acrobatiche mostrate nel riuscire ad affidare gli appalti ai più impresentabili degli impresentabili, come già accaduto in passato con le precedenti gestioni.

Ciò che è inaudito, però, è il recente ricatto esercitato sui sequestrati nella struttura. Quando hanno bisogno di cure che richiedono terapie diverse dalla somministrazione di paracetamolo e rivotril, vengono invitati (costretti) a pagarsi la visita (abbiamo notizie di pagamenti di diverse centinaia di euro) in uno studio medico privato, in cui vengono condotti scortati dalla polizia. Aldilà della gravità del fatto che il prigioniero non venga condotto in ospedale (forse per paura che, una volta tanto, accertate le sue condizioni di salute, non venga rimandato nella struttura?), e che questo costituisca un’ulteriore forma di punizione per chi non ha mezzi per pagarsi la visita, potrebbe essere interessante sapere chi sceglie il medico (certamente non il prigioniero) e in base a che criteri. Ci sarà mica qualche conflitto d’interessi?

Crediamo che lo Stato a Macomer sta sperimentando un’esternalizzazione totale della gestione dei prigionieri, manca solo la polizia privata e la distopia sarebbe completa.

Da un paese extraeuropeo ci è stato inviato un video che riprende la stanza di isolamento del CPR, stanza che pochi, forse nessuno, a parte i prigionieri, hanno mai visto. Ci raccontano sempre che nel CPR esistono solo stanze di isolamento sanitario. A parte il fatto che un prigioniero con gravi problemi di salute tali da richiedere l’isolamento non potrebbe e non dovrebbe essere trattenuto nel CPR, ci chiediamo in base a cosa il medico responsabile lo prescriva, visto che non è possibile garantire cure e monitoraggio di chi è isolato per evitare di aggravarne le condizioni psicofisiche. Ma ciò che vediamo nel video è una cella punitiva, quella che hanno descritto tanti prigionieri che vi sono stati rinchiusi. Si tratta della gabbia in cui viene ulteriormente imprigionato chi non abbassa la testa, chi si ribella, chi si lamenta del proprio stato di salute e pretende di essere portato in ambulanza in ospedale, chi è reduce da un pestaggio degli sbirri.

Concludiamo con la pubblicazione di parte di un audio, che è ancora possibile sentire nel CPR, lasciato da due prigionieri che hanno riguadagnato la libertà dopo avere lottato con i loro corpi, per mesi contro questo lager. Speriamo che la stupidità degli sbirri gli impedisca di trovarlo, eliminarlo e ancora in tanti possano sentirlo.

CONTRO TUTTE LE GABBIE E LE GALERE

SOLIDALI E COMPLICI CON I PRIGIONIERI CHE CON LE LORO LOTTE RIDUCONO I CPR IN MACERIE

TUTTX LIBERX

CAMBIA LA DIRETTRICE MA LA TORTURA È SEMPRE LA STESSA

AGGIORNAMENTO ore 17: I prigionieri ci comunicano che il ragazzo che stava male per avere ingerito oggetti metallici e batterie non è stato portato in ospedale. A quanto ci è stato comunicato gli sbirri gli hanno annunciato l’arrivo dell’ambulanza per farlo uscire dal blocco e chiuderlo in isolamento. Non esistono parole che possano calmare la nostra rabbia verso il razzismo dello Stato italiano di guerra e verso tutti quelli che si girano dall’altra parte anche fingendo di combattere “democraticamente” il CPR. I prigionieri hanno bisogno solo di una cosa: LIBERTÁ

AGGIORNAMENTO ore 13.45: Un prigioniero ieri notte ha ingoiato due batterie e un pezzo di ferro accuminato. Nonostante stesse male non è stata chiamata l’ambulanza sino a poco fa ed è stato condotto all’ospedale “San Francesco” di Nuoro, da dove come sempre verrà rimandato senza scrupoli all’interno del CPR.

Ci chiamano dal lager di Macomer. La violenza strutturale e lenta continua con le torture quotidiane.
Nessuna visita medica anche in caso di gravi problemi fisici e un’infermeria che non dispone neanche del minimo necessario. Per tenere le garze delle medicazioni viene usato il nastro adesivo, per sedare i dolori vengono somministrate fino a 3/4 punture al giorno e i dolori si ripresentano dopo poche ore.

Ieri un uomo, dopo aver ingerito una batteria, è stato portato all’ospedale. Ci dicono che da quando l’ha ingerita a quando l’ambulanza lo ha trasportato sono passate due ore. L’ambulanza è riuscita a entrare nella struttura quando eravamo al telefono. I prigionieri ci dicono che i ritardi siano dovuti al fatto che la direttrice (Antonia Sanna che sostituisce la dimissionaria (?) Rijo) deve chiedere prima l’autorizzazione alla polizia (evidentemente da ora esperti anche di questioni di salute) e solo dopo (forse per preparare la scorta) l’ambulanza può portare via la persona.

Ci sono prigionieri che si sono presentati ben due volte, durante la loro permanenza in carcere (in videoconferenza naturalmente), alla commissione per la protezione internazionale e aspettano da 2 mesi l’esito nel CPR di Macomer. Senza sapere quando gli verrà comunicato l’esito e cosa succederà dopo.

I prigionieri sono spesso costretti ad effettuare mediazione e traduzione durante i colloqui con gli avvocati perché diversamente ci sarebbero alcuni loro compagni che non potrebbero comunicare, in quanto nella struttura non ci sono più mediatori. La struttura è completamente in mano agli sbirri che fanno il bello e il cattivo tempo, è accaduto, e accade, che il loro intervento violento abbia interrotto i colloqui con gli avvocati.

Intanto uno dei blocchi, danneggiato in seguito all’ultima protesta dello scorso mese, è stato “ripulito” semplicemente imbiancando sopra i muri ancora danneggiati dal fuoco. Dopo nessuna bonifica è pronto per il trasferimento di altre decine di nuovi prigionieri.

Il CPR è l’ultimo, il più brutale livello del razzismo di stato, dove i corpi diventano risorsa economica per le cooperative private che speculano sulla vita dei prigionieri. Un luogo dove lo stato rinchiude per selezionare e produrre manodopera a basso costo ed espellere chi non è più in condizioni di essere sfruttato.
In questo lager i prigionieri lottano quotidianamente con il loro corpo e la loro voce per resistere e denunciare questo sistema di tortura.
Complici e solidali con le lotte e con i prigionieri fin quando dei CPR non rimarranno solo macerie.

I CPR SI CHIUDONO CON IL FUOCO

Lotte al CPR di Macomer

I prigionieri del CPR di Macomer ci raccontano di un tentativo di suicidio, effettuato come gesto estremo di lotta, avvenuto, mediante ingestione di sostanze tossiche, nella notte tra venerdì e sabato; il prigioniero ha passato una notte nell’ospedale di Nuoro e, come sempre è stato rimandato al CPR. I prigionieri ci raccontano anche di continui pestaggi da parte delle forze dell’ordine, del cibo, come sempre, immangiabile e dei soliti abusi da parte degli operatori della struttura.

Tutti sono a conoscenza della continua tortura che subiscono i prigionieri del CPR. Tante denunce sono state fatte in questi 6 anni di presenza del CPR a Macomer, ma evidentemente non bastano. Lo Stato permette che qualcuno denunci (in ogni caso il sistema insabbia), perchè tutto questo serve a salvaguardare la facciata democratica del sistema che, fingendo di garantire il diritto al dissenso, da spazio solo all’opposizione vacua di un certo associazionismo.

I prigionieri, anche con i gesti estremi di autolesionismo, tentano di difendere la loro libertà opponendosi a questi lager di stato, retti da complicità palesi (Comune di Macomer, ASL, Prefettura e Questura di Nuoro, Tribunale di Oristano) ma anche da complicità occulte più sorprendenti.

Noi preferiamo sostenere, con la nostra solidarietà e complicità, le lotte dei prigionieri che provano a restituire allo Stato anche solo una infinitesima parte della violenza quotidiana che soffrono ordinariamente.

L’unico CPR tollerabile è quello che viene chiuso perché avvolto dalle fiamme.

LE COMPLICITÁ NELLA GESTIONE DEI CPR

Mentre lunedì Leoluca Orlando interpretava la farsa semestrale dei deputati di AVS che si alternano con la Ghirra e la garante (ma di chi?) Irene Testa, in una visita al CPR utile solo per lavare le loro coscienze di “democratici” , ieri abbiamo effettuato un volantinaggio e affisso alcuni striscioni a Nuoro, nel centro città e di fronte ai luoghi in cui operano i complici del CPR di Macomer: Prefettura, Questura, Ufficio Immigrazione e ASL

I GIUDICI DI PACE DEL TRIBUNALE DI ORISTANO SONO RESPONSABILI DELLA PRIGIONIA DI DECINE DI MIGRANTI NEL CPR/LAGER DI MACOMER.

I migranti i cui documenti non vengono riconosciuti nello Stato italiano, vengono catturati tramite vere e proprie retate, strappati dalle proprie famiglie e dalla loro vita senza aver commesso alcun reato. Il razzismo dello Stato imprigiona i migranti quando non può sfruttarli sino alla morte nei campi e nelle imprese. In Sardegna, per decisione di uno dei quattro giudici di pace del tribunale di Oristano, i migranti vengono imprigionati nel CPR (Centro di Permanenza per i Rimpatri) di Macomer dove vengono trattenuti deportati da altri CPR, per ragioni punitive, o da un carcere ma dopo avere scontato interamente la pena. Il giudice di pace esprime la propria decisione per videoconferenza, in perfetta solitudine e in pochi minuti. Lo scopo dell’udienza è imprigionare il migrante e il giudice esegue gli ordini.

Sarebbe più onesto chiamare lager il CPR di Macomer. La struttura è quella di un ex carcere di massima sicurezza, chiuso nel 2014 per un intervento della Corte Europea per i Diritti Umani in quanto considerato inadatto e degradante per via della mancanza di requisiti adatti al suo scopo.

Le condizioni in cui i prigionieri sono costretti a vivere all’interno del CPR sono disumane; sono sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, in altre parole vengono torturati. Per cercare di placare le lotte dei detenuti e renderli inoffensivi, vengono somministrate elevate dosi di sedativi senza alcun controllo. Nel caso tutto questo non basti, intervengono le forze dell’ordine in tenuta antisommossa anche su un solo prigioniero inerme.

Ma la violenza non è solo fisica. La nomina degli avvocati viene ritardata, si somministra cibo scadente e marcio, si limita l’accesso al telefono per chiamare la propria famiglia, viene impedito l’accesso alle ambulanze minimizzando, tramite il parere del “medico”, le condizioni dei detenuti, e quando i prigionieri rivendicano i loro diritti seguono pestaggi, minacce e ritorsioni. La detenzione amministrativa dei migranti può durare fino a 18 mesi, dopo si prospetta l’espulsione o la deportazione. In un paese “sicuro” come Egitto, Libia, etc., dove ancora saranno sottoposti a maltrattamenti e torture. Molti migranti prigionieri a Macomer hanno problemi di salute, dovuti anche alle azioni di autolesionismo che mettono in pratica per contestare il sistema razzista che nega i loro diritti. Non esistono visite mediche che si possano considerare tali e nonostante questo, i giudici di pace del tribunale di Oristano, con la complicità della ASL emettono convalide e proroghe di detenzione.

Nessuno può essere considerato idoneo a essere rinchiuso in un luogo di tortura. Come ci ha detto qualcuno che è riuscito a uscire vivo da quel lager: al CPR entri sano e ne esci che non lo sei più.

Non accettiamo la macchina razzista che ogni giorno lo Stato mette in moto. Non tolleriamo che questo accada qui o in qualsiasi altra parte del mondo.

Nessun giudice che decida che un essere umano deve essere rinchiuso in un lager può avere la coscienza pulita ed essere esente da gravi responsabilità etiche e politiche. Chi collabora con i CPR è sempre colpevole.

I luoghi di trattenimento dei migranti possono e devono essere chiusi con le lotte.

SOLIDALI E COMPLICI CON LE LOTTE DEI PRIGIONIERI PER LA DISTRUZIONE DEI CPR

PER UN MONDO SENZA FRONTIERE E SENZA GALERE

TUTTX LIBERX

Anarchicx contro carcere e repressione