Riceviamo da un prigioniero di un carcere sardo e pubblichiamo
Io nei miei anni di carcere ho quasi sempre lavorato, e sono tanti anni di carcere che ho fatto, e me ne aspettano ancora un bel po’.
Sono uno straniero africano, quindi, come ci si può aspettare, i lavori che ho fatto in carcere sono stati i più umili, pertanto ho fatto lo scopino, la raccolta dei rifiuti, la sua differenziazione, questi lavori sono pagati poco e niente, alla fine del mese, con annessi e connessi, riuscivo a tenere poco più di 100 euro al mese.
Mentre tu lavori i cani in divisa ti controllano, ti osservano, ti studiano e scrivono, stanno sempre scrivendo e c’è pure qualcuno che si prende la briga di leggere, ciò che altri scrivono.
In un tempo imprecisato, un giorno sono stato avvicinato da un ufficiale dei secondini, mi ha lodato su come eseguivo il mio lavoro, che ero sempre puntuale e pronto quando venivo chiamato, e che i suoi colleghi mi vantavano per l’educazione, la pulizia personale e nel lavoro, e che quindi potevo fare al caso suo.
Inizialmente sono stato sulle mie, un bel po’ diffidente, pensavo a una richiesta di collaborazione in sezione, e lui ha sorriso beffardamente, dicendomi che voleva propormi un altro tipo di lavoro, dove sarei stato pagato profumatamente, ed avrei avuto delle agevolazioni nel mio futuro di detenuto.
Dopo ciò mi ha anche detto, che comunque delle mansioni che avrei svolto, non avrei dovuto parlarne con nessuno, pena pesanti sanzioni.
Il mio bisogno di denaro, anche per aiutare la mia famiglia in Africa, mi ha spinto a chiedergli che tipo di lavoro avrei fatto, mi ha risposto -lavorante al 41 bis – , mi ha anche detto che dovevo essere certo della mia scelta, e che mi lasciava un paio di giorni per pensarci, e che il lavoro era semplice: dovevo fare il portavitto, quindi passare colazione, pranzo e cena, e dovevo raccogliere l’immondezza delle celle a me assegnate, dovevo ramazzare e lavare la parte a me spettante di corridoio, e dovevo pulire la saletta socialità, ed i passeggi del gruppo di celle che spettavano a me.
Dopo un po’ di giorni , fui richiamato sempre dal solito ufficiale nel suo ufficio, e con fare bonario mi chiese – allora ha fatto una scelte su ciò che le ho prospettato?
Ero già deciso, e gli dissi subito – sì accetto senza problemi, quando devo cominciare?
Non è che il giorno dopo io ho incominciato a lavorare al 41 bis, no per niente, sono passati almeno una decina di giorni, nel mentre io continuavo alla differenziata della rumenta, e vedevo che avevo gli occhi addosso dei secondini, sicuramente vedevano chi frequentavo, con chi parlavo, e, non ho la certezza al 100%, ma sicuramente tra i miei compagni di sventura, ci doveva essere qualcuno che riferiva cosa dicevo.
Non saprei con sicurezza chi fosse il tipo che faceva il “passaparola”, però più di un dubbio l’ho avuto su di un tipo, tanto che son sempre rimasto affabile, diciamo “amico”.
Finchè un giorno di primo mattino mi chiamano, per me, a un’ora insolita, per andare a lavorare al 41 bis, entro nella sezione, ed un capoposto, ed un certo numero di assistenti mi catechizzano, sul come dovevo comportarmi dentro la sezione, in poche parole dovevo solo salutare, e non potevo parlare di niente altro. La prima volta a colazione mi ha seguito un assistente dall’inizio alla fine del giro, poi ho incominciato a lavare il corridoio, e dopo sono andato ai passeggi per pulirli, anche se erano in ordine.
La prima sensazione che ho avuto, è stata quella di essere entrato in un posto asettico, silenzioso, pieno di telecamere, con gli assistenti che non restavano mai fermi, sempre in movimento.
La cella di ogni detenuto era all’incirca simile alle celle che conoscevo già, solo che il letto era saldato al muro, ed i sanitari erano in acciaio inox, e non avevano sporgenze e/o prese particolari, però erano fissate al muro, successivamente un detenuto mi ha detto, un giorno che facevo il giro del vitto da solo, che c’era una telecamera nel bagno.
Anche i detenuti del 41 bis possono comprare dei beni presenti nel sopravvitto, ho visto un bel po’ di volte dei detenuti cui è arrivata la spesa la mattina, e la sera venivano trasferiti, quella spesa non potevano portarsela dietro, quindi veniva buttata.
Io varie volte ho chiesto di poter prendere gli articoli intatti, mi hanno sempre risposto, che non si poteva prendere qualsiasi cosa dal 41 bis.
Conoscendo l’andamento di quella immondezza, riuscivamo in tutti i casi a recuperarne buona parte.
Chi parte da un 41 bis si porta dietro giusto l’abbigliamento necessario, niente altro. tutto il resto va in discarica. Mi è capitato di vedere dei detenuti con dei computer portatili, sono rimasto sorpreso di tutto ciò, poi mi è stato detto che erano dei collaboratori di giustizia, che comunque non mettevano radici nel carcere in cui lavoravo.
Ho visto anche io le manine lasciate dai bambini nei vetri blindati delle aree colloqui, ho visto la disperazione dei detenuti nei giorni successivi ai colloqui, per lo più questi sono aiutati finanziariamente dai familiari, anche se ho visto qualcuno senza il becco di un quattrino, seppellito nel 41 bis ed abbandonato da tutti.
All’interno delle celle c’è una televisione, dove ero io, di fronte allo schermo c’era un vetro blindato, non ricordo di eventuali telecomandi; successivamente ho scoperto che quelle televisioni non erano collegate ai canali che avevamo noi, nelle nostre TV, ma c’erano pochi canali perlopiù della RAI e di Mediaset, non erano presenti canali locali.
Quando sono andato via dal lavoro al 41 bis, lo ho fatto perchè prima mi era stato assicuratoche avrei avuto una strada libera nel mio percorso di detenuto, poi invece sono venute fuori le problematiche: io ero nei termini di usufruire di un permesso premio, già prima che iniziassi a lavorare nel 41 bis, invece ho scoperto che chi lavora nel 41 bis, mai e poi mai potrà usufruire di un permesso premio, mentre opera in quel cimitero, non solo non ci può lavorare anche chi è prossimo all’uscita dal carcere.
Mi capita di tanto in tanto di pensare a quelle persone, li stanno ammazzando piano piano, quei tipi sono seppelliti vivi, il silenzio che c’è in quelle sezioni è surreale, gli assistenti stanno sempre vigilando che i detenuti non parlino fra loro, la loro divisa si differenzia, per quello che ho visto io in una cosa: i GOM hanno un puma come scudetto, gli assistenti normali hanno un cavallo.
