DA MACOMER A MONASTIR: LA VIOLENZA NASCOSTA DEVE CREARE UN FRASTUONO ASSORDANTE

La violenza razzista dello Stato italiano e dei suoi servi di ogni colore si esercita nel silenzio. È la nuova strategia: si parla delle beghe dell’UE, nella squallida gara a chi fa il più razzista, chiedendo riduzioni o espansioni dei diritti secondo il possibile vantaggio politico, vaneggiando su presunti complotti geopolitici per nascondere rivolte di donne e uomini vittime del colonialismo occidentale, e nello stesso tempo si cerca di mettere a tacere i prigionieri dei CAS e dei CPR.

Da giorni non riusciamo più a metterci in contatto con i prigionieri del CPR di Macomer, i telefoni risultano tutti staccati per una ritorsione, per una ritorsione dell’ente gestore, stando a quanto ci raccontano, a seguito di una protesta che ha visto un grave atto di autolesionismo. Lo Stato italiano razzista vuole che la tortura nel lager di Macomer continui nel silenzio.

Nonostante ostacoli e minacce trasversali dissimulate, riusciamo a sapere ciò che accade nel CAS/Hotspot di Monastir in cui la situazione dei trattenuti peggiora con il passare del tempo. La struttura è sovraffollata (si parla di 500 persone quasi il doppio dei posti disponibili), molti dei trattenuti dormono per terra nel cortile esterno. Nello stesso cortile sono presenti diverse famiglie con bambini (ci dicono una quarantina) molto piccoli, talora malati, a cui il cibo viene passato, di nascosto, dagli operatori, mentre l’acqua viene data solo ai bambini. Altri migranti, non ammessi nel centro spesso per questioni insignificanti, come un lieve ritardo nell’orario di rientro, dormono nelle strade adiacenti. Sbirri e operatori fanno il bello e il cattivo tempo e intimano ai migranti di non riferire nulla all’esterno con la minaccia della detenzione nel CPR o del rimpatrio.

Alcuni trattenuti sono gravemente malati, il corpo piagato, ossa rotte, sono arrivati in Sardegna con la speranza di poter ricevere le cure che altrove non potevano ricevere ma non hanno assistenza degna di tale nome, perchè nel CAS non è presente un medico e perchè spesso gli viene detto dagli operatori che senza permesso di soggiorno niente cure.

Ci dicono che l’ente gestore, la multinazionale anglo-vaticana ORS, al posto del pocket money passa un pacchetto di sigarette anche a chi non fuma, facendogli firmare una ricevuta di accettazione dello scambio. Il cibo, immangiabile, è costituito da riso e uovo tutti i giorni due volte al giorno e, a chi è nel cortile e non è ufficialmente accolto, viene negata persino l’acqua.

Pensiamo che non sia un caso che da ottobre 2026 il controllo del CAS di Monastir, sinora in mano degli aguzzini della ORS, che ha gestito il CPR di Macomer negli anni 2020-22, e gestisce il CAS, sin dalla sua istituzione, passi a Officine Sociali, la cooperativa pluripregiudicata, che attualmente gestisce con zelo il lager di Macomer. Sembrerebbe che l’intenzione del Ministero dell’Interno sia di indicare, in Sardegna, un indirizzo unico di gestione in maniera da creare un solo enorme lager per migranti.

La filosofia razzista dello Stato italiano, servo collaborazionista delle logiche capital imperialistiche della UE, vuole una Sardegna che sia terra di caserme, basi militari, carceri, 41 bis e lager. Non lo vogliamo accettare in silenzio, le urla dei migranti avranno un’eco fragorosa.

Solidali e complici con le lotte dei prigionierx di CPR e CAS per distruggere i lager.

Solidali e complici con i rivoltosx in lotta a Ceuta

Contro l’Europa razzista, colonialista e genocida

Contro tutte le galere

Tuttx liberx

LO STATO ITALIANO CHIEDE L’ESTRADIZIONE DELL’ANARCHICO RIVOLUZIONARIO GABRIEL POMBO DA SILVA

Ricordiamo che già nel dicembre 2025 il nostro compagno è stato arrestato in base a un Mandato d’Arresto Europeo (MAE emesso dall’Italia). Un arresto di cinque ore terminato quando il giudice istruttore gli ha concesso la libertà provvisoria con obbligo di firma e divieto di espatrio dallo Stato spagnolo.

Questo MAE è frutto di una delle tante operazioni repressive italiane: l’ “Op. Scripta Manent” del 2016 che si è conclusa per Gabriel nel 2022 con una condanna a due anni per “istigazione al delitto”. Questa inchiesta ha visto imputatx 16 anarchicx tra cui Anna Beniamino, condannata a 17 anni e 9 mesi, Alfredo Cospito, condannato a 23 anni e attualmente recluso in regime di 41 bis dal 2022 a seguito dell’ “Op. Sibilla”, e Alessandro Mercogliano, tragicamente morto in azione insieme a Sara Ardizzone il 19 marzo 2026. Tuttx i compagnx sono statx imputatx di svariati capi d’accusa con la circostanza aggravante della finalità di terrorismo in relazione alla Federazione Anarchica Informale e a diverse pubblicazioni anarchiche.

Alla fine di novembre dello scorso anno, il tribunale di sorveglianza di Torino ha comunicato che non venivano accettate le misure alternative, richieste dall’avvocato di Gabriel, per “mancanza di autocritica dei propri valori” (metafora per sottolineare la mancanza di pentimento), dando così il via all’esecuzione della pena. Il 7 dicembre scorso il giudice istruttore ha considerato il reato contestato dall’Italia come un reato d’opinione e per questo non ha disposto la detenzione, chiedendo a entrambe le parti una serie di documenti.

Qualche giorno fa è arrivata un’ordinanza firmata dallo stesso giudice che, dando ragione un po’ a una parte e un po’ all’altra, rende possibile la consegna di Gabriel all’Italia se vengono soddisfatti determinati requisiti. Si tratta di un’ordinanza estremamente contraddittoria in cui si scrivono menzogne e in cui la procura di Torino ha giocato con la psicologia della propaganda estrapolando parole e concetti dalla condanna di Gabriel per giustificare la sua richiesta. Questo atto chiude la fase istruttoria, non è definitivo e l’avvocato lo sta impugnando.

Anche se non sussistono i presupposti giuridici affinché Gabriel sconti la pena nelle carceri italiane, non è difficile interpretare tale atto come una delle tante manovre che da anni (con la “op. Ardire” del 2012 confluita quattro anni dopo nell'”op. Scripta Manent”), lo stato italiano sta utilizzando per continuare a fare prigionierx di guerra.

Tra qualche settimana il pubblico ministero e l’avvocato esporranno le loro argomentazioni in un’udienza presso l’Audiencia Nacional (il “T.O.P.” – tribunal de orden público – della dittatura franchista che processava e condannava tuttx i nemicx del credo catto-fascista).

Il messaggio che arriva è chiaro: coloro che combattono senza piegarsi devono essere puniti in modo esemplare.

Non ci stupiamo della situazione e ci prepariamo a tutto, più forti che mai.

Parleremo di tutto questo e altro con Gabriel ed Elisa in videoconferenza.

Appuntamento domenica 7 giugno alle ore 18:00 presso la Baracca Rossa, Via Principe Amedeo n°33 Cagliari

Anarchicx Contro Carcere e Repressione

LIBERTÀ PER MARIA JOSÉ BAÑOS ANDUJAR

La prigioniera politica spagnola Maria Josè Baños Andujar, gravemente malata, rischia di morire in carcere, perchè lo Stato spagnolo (quello che, come dice il suo capo del governo Sanchez, ha il governo “più progressista della storia”) rifiuta di metterla in libertà. Molti prigionieri politici spagnoli hanno iniziato uno sciopero della fame per chiederne la liberazione.

https://ilrovescio.info/2026/03/02/mobilitazione-prigionier-politici-in-spagna/