È IL GIORNO PIÙ CALDO DELL’ESTATE. NON PUOI FARE NIENTE, PUOI FARE QUALCOSA O PUOI FARE LA COSA GIUSTA

I prigionieri del CPR di Macomer ci informano che, a seguito delle rivolte lo spazio a disposizione si riduce sempre più; sono in tutto poco più di venti trattenuti di cui almeno 8 dormono nella sala mensa e gli altri nell’unico blocco che resta. In altre parole, due blocchi sono inutilizzabili, auspichiamo che presto lo sia anche il terzo. Dopo le rivolte, i prigionieri hanno un solo telefono a disposizione che spesso viene lasciato senza credito o con la batteria scarica perché tutto continui ad accadere in silenzio.

La temperatura all’interno della struttura supera di gran lunga i 40 gradi, visto che non esistono sistemi di ventilazione e/o condizionamento dell’aria e gli stanzoni in cui vengono rinchiusi i prigionieri sono privi di finestre. L’amministrazione distribuisce giornalmente solo una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo, a temperatura ambiente, a ciascun detenuto, bottiglia che forse può servire solamente per tentare di mandare giù un cibo che, ci ripetono, è a dir poco rivoltante.

Di fronte all’insofferenza esiste una sola risposta dell’amministrazione appoggiata dalla Prefettura di Nuoro, primo responsabile della gestione e che fra pochi mesi aggiudicherà il nuovo appalto a qualche cooperativa pronta a speculare sulla pelle dei migranti; la risposta è il manganello della polizia di fronte ad operatori che quando non collaborano assistono in silenzio ad abusi e violenze, mentre il medico responsabile sostiene sempre che va tutto bene e nessun prigioniero ha mai necessità di alcun tipo di prestazione medica.

I prigionieri cercano di trovare una maniera collettiva e solidale di sopravvivere e alimentare la speranza di potere uscire da questa situazione da incubo, nel momento in cui realizzano che la speranza si infrange contro le mura di questo lager fanno la cosa giusta. Sino a quando del CPR non rimarranno solo rovine.

SOLIDALI E COMPLICI CON LE LOTTE DEI PRIGIONIERI

ANCORA FUOCO A MACOMER

L’arroganza e la stupidità del sistema razzista occidentale si manifestano quando pensa che moltiplicando e rinforzando le frontiere riuscirà a bloccare il movimento degli esseri umani delle cui vite colonialismo e imperialismo hanno disposto per secoli. La stessa ottusità si dimostra nella gestione del CPR di Macomer. Dopo il fuoco della rivolta di aprile che ha danneggiato un intero blocco, che dopo mesi non è stato ancora riaperto, le violenze di sbirri e operatori sono proseguite come se nulla fosse accaduto. Sono proseguite le piccole e grandi ritorsioni, sono proseguiti gli abusi sanitari, abbiamo denunciato casi di scabbia, la detenzione di persone gravemente malate e la mancanza di cure di ogni tipo, persino di cure odontoiatriche nonostante la prefettura vanti l’acquisto di una poltrona ortodontica mai installata. Abbiamo raccontato la mancanza di acqua potabile e di temperature di gran lunga superiori di quelle all’esterno. Abbiamo denunciato la detenzione di minori, gli ostacoli alla comunicazione con l’esterno perché nulla trapeli, la dinamica delle false informazioni passate da sbirri, operatori e anche qualche avvocato che alimentano inutili speranze che si infrangono contro la realtà di un’azione che tenta di ridurre i prigionieri alla nuda vita durante la detenzione, per poi rimpatriarli dopo avere tentato di sottrargli per sempre persino il sogno di una vita migliore. Questo accade con il sostegno di tutte le forze politiche e con la silente complicità dell’associazionismo assistenzialista che si alimenta con le visite a sorpresa dei politici di sinistra, facendo affidamento ad una democrazia borghese che non è mai esistita in quanto trattasi di una contraddizione in termini.
Ieri i prigionieri hanno dato fuoco ad un altro blocco, ancora non sappiamo l’entità dei danni. Constatiamo che gli spazi di prigionia pian piano si stanno riducendo. Attendiamo che i prigionieri facciano quello che devono.

Solidali e complici con i prigionieri in lotta

SOVRAFFOLLAMENTO CARCERI SARDE (aggiornamento 30 giugno 26)

Quasi tutte le carceri sono al limite della capienza o la superano. A Cagliari sono presenti 3 prigionieri in più rispetto al mese scorso e il numero di prigionieri che eccede la capienza disponibile è 176. A Sassari sono presenti 8 prigionieri in più rispetto al mese scorso e 127 in più rispetto al numero massimo previsto. Supera, anche se di poco il limite il carcere di Tempio. Solo il carcere di Nuoro è praticamente vuoto perchè viene preparato per essere una delle galere dedicate solo alla tortura di Stato del 41 bis. Il numero di prigionieri stranieri, rispetto al mese scorso, è sostanzialmente invariato. Questo mese sono tenute prigioniere 2 donne in meno rispetto al mese scorso.

Fà la cosa giusta

In un cpr che ribolle di rabbia, con qualche blocco ancora non disponibile a causa dei recenti roghi, viene limitato l’ uso dei cellulari. Per i prigionieri è praticamente impossibile chiamare fuori dall’ Italia, perché è impedito l’ uso di WhatsApp al fine di non trasferire informazioni all’ esterno mediante immagini, video, etc.

Nonostante il controllo esasperante di kapò e sbirri le notizie filtrano. Sappiamo che il caldo è insopportabile in quegli spazi soffocanti e che vengono distribuiti meno di 2 litri d’acqua al giorno precedentemente lasciata al sole. Ci raccontano che è come bere “l’ acqua del cesso”. Il resto della poca acqua a loro disposizione non è potabile.

Nulla di nuovo, il mangiare fa schifo come sempre e le sigarette vengono negate. diversi prigionieri sono in precarie condizioni di salute, alcuni prigionieri dormono per terra. Curioso che la prefettura abbia appaltato nel febbraio 2025 l’installazione di una postazione odontoiatrica (che pare che ancora non sia stata installata) e il mal di denti venga curato solo tramite iniezioni “che fanno dormire” o pagando la visita presso l’ ambulatorio esterno degli amici di qualcuno, con le scorte pronte per l’ accompagnamento, scorte che sono introvabili quando si tratta di accompagnare in ospedale qualche prigioniero.
Venerdì 19 gli sbirri sono entrati, pistole alla mano, nei blocchi devastando tutto per reperire accendini e lamette. Cercano accendini perché temono che qualcuno dia fuoco a qualche altro blocco?
Possono sequestrare tutti gli accendini che trovano, ma il fuoco cova sotto la cenere, basta il caldo, un soffio di rabbia e ribellione perché il fuoco divampi nel lager.

Solidali e complici con i prigionieri in lotta

«Per cui, senza vittimismi, vi saluto. E se quando vi abbraccerò mi verrà da piangere, non sarà perché credo di aver subito un’ingiustizia od un sopruso, ma perché mi mancherete». Lettera di Sara Ardizzone alle colleghe del gennaio 2018.

Riceviamo e pubblichiamo

Facendo archeologia nei depositi di una vita di battaglie, abbiamo ritrovato questa tenerissima lettera che Sara scrisse alle colleghe di lavoro nel gennaio del 2018. La lettera nasce a seguito di un licenziamento per ragioni disciplinari, un’insubordinazione a difesa della propria dignità che viene rivendicata a testa alta. Il testo era stato all’epoca inoltrato anche ad alcuni compagni più stretti.
È impressionante dopo tutti questi anni (ri)scoprire come non ci siano differenze né in termini di stile, né soprattutto in termini di orgoglio, di tenacia, di primato assoluto dell’etica, con altri documenti più recenti e “politici” come, un esempio su tutti, la dichiarazione che Sara ha tenuto nel tribunale di Perugia il 15 gennaio 2025 durante l’udienza preliminare del processo Sibilla. A dimostrazione – se mai ce ne fosse bisogno – che Sara era la stessa persona di fronte a tutti: di fronte ai colleghi, di fronte ai compagni, di fronte agli inquisitori. E lo è stata negli anni. Altro che persona solitaria e dalla doppia vita, come hanno scritto alcuni imbrattacarte sempre pronti a suonare la colonna sonora che più aggrada ai potenti.
Il suo anarchismo non ha mai avuto bisogno di ulteriori specificazioni o aggettivi. La sua è stata una personalità di orgoglioso, indomabile individualismo, gelosa custode della sua libertà individuale, rivendicando in ogni occasione di ragionare sempre e solo con la propria testa, senza prendere ordini da nessuno e senza darli a nessuno. Al contempo, e senza linea di contraddizione, anzi con estrema naturalezza, la sua interpretazione universale degli eventi sociali è sempre stata improntata nel segno di un’irriducibile concezione di classe, coerente coi principi anarchici. Una “propaganda col fatto” che ha lasciato il segno su tantissime persone che hanno avuto la fortuna di conoscerla.

Oggi mi è stata data comunicazione della risoluzione del mio contratto d’apprendistato. Non possiamo negare che io ed i valori Decathlon (purtroppo o per fortuna) andiamo in due direzioni diverse. Sarebbe ipocrita da parte mia domandarsi il perché di una simile decisione da parte dell’azienda. Io, ragazzi, non sorrido. Io non sorrido perché è contro natura (quello, davvero sì) sorridere a chi ci fischia per i corridoi come se fossimo cani. Perché io non sorrido quando una cliente mi chiama in accoglienza urlando che siamo degli incompetenti perché la bici comprata, per sua stessa ammissione, alle h 20 il GIORNO DOPO, ha una camera d’aria sgonfia. Io non rido quando la stessa signora mi dice che siamo stati superficiali perché alle h 20e15 avevamo voglia di staccare, ricordandomi che, per legge, se lei si trova in negozio, noi siamo tenuti a rimanere fino a quando l’ultimo cliente non ha VOGLIA di terminare i suoi acquisti. La legge non la conosco, ma una cosa ho imparato… che non sempre legge vuol dire giustizia. E la mia giustizia è quella di mandarla AFFANCULO. Perché nel ’43 era legge mandare gli ebrei nei campi di concentramento, ma la legge si è cambiata, e si è cambiata con la forza. La stessa forza che i nostri colleghi hanno usato in un’Ipercoop dell’Emilia Romagna, facendo i cordoni per non fare entrare i clienti a comprare lo scorso 25 aprile. Per cui, senza vittimismi, vi saluto. E se quando vi abbraccerò mi verrà da piangere, non sarà perché credo di aver subito un’ingiustizia od un sopruso, ma perché mi mancherete.
Sempre a pugno chiuso.
PADRONI DI NIENTE, SERVI DI NESSUNO.
Un abbraccio.

Sara
09/01/2018

SOLIDARIETÁ CON PAOLO TODDE

Sabato 6 giugno un gruppo di solidali si è recato sotto il carcere di Massama, a Oristano, per portare solidarietà ai detenuti e, in particolare, al nostro amico e compagno Paolo, trasferito da alcuni giorni dal carcere di Uta a quello di Massama, carcere che detiene per lo più prigionieri in alta sicurezza.
Paolo ha svelato gli abusi e le torture praticate dalla polizia penitenziaria sui prigionieri nel lager di Uta, raccontando le violenze e i soprusi, sovvertendo le versioni ufficiali che vengono diffuse quando tutti stanno in silenzio, dove si costringono i prigionieri a bere acqua che sgorga dai rubinetti del carcere, piena di colibatteri fecali, perché non dispongono del denaro per comprare le bottiglie d’acqua dello spaccio.
Noi siamo sempre dalla parte di chi lotta, per questo siamo a fianco di Paolo e, come abbiamo cercato e cercheremo ancora di non lasciare pace all’amministrazione del carcere di Uta, lo faremo anche con l’amministrazione del carcere di Massama, ricordando che la storia ci ha insegnato che le galere possono bruciare e trasformarsi in macerie.
PAOLO LIBERO
TUTTI LIBERI
Anarchicx contro carcere e repressione

IL NOSTRO COMPAGNO PAOLO TODDE È STATO TRASFERITO DAL LAGER DI UTA A QUELLO DI MASSAMA

Il compagno Paolo Todde è stato trasferito.

Apprendiamo che il nostro amico e compagno Paolo è stato trasferito da due giorni dal carcere di Uta (Cagliari) a quello di Massama (Oristano).

Seguiranno aggiornamenti.

Scriviamogli in massa per fargli sentire la nostra vicinanza e non lasciarlo solo.

Paolo Todde
C.C. “Salvatore Soro”
Loc. Su Pedriaxiu Massama, SNC
09170 Massama (OR)

AMERICA’S CUP E ZONE ROSSE A CAGLIARI: SBIRRI E PENNIVENDOLI AL SERVIZIO DEI PADRONI

Il 20 maggio, alla vigilia dell’America’s Cup, piazza del Carmine e piazza Matteotti a Cagliari si sono riempite di pattuglie della polizia di stato e di carabinieri.

Ancora una volta le due piazze e le zone circostanti sono state teatro di uno spettacolo mediatico e securitario a opera degli sciacalli del programma “Fuori dal Coro” e di sbirri al servizio di politici locali -e non- e dei padroni che organizzano l’America’s Cup. 

Gli pseudo giornalisti del programma di rete 4, non contenti dello squallido servizio che hanno realizzato qualche settimana fa, sono tornati a Cagliari per continuare a speculare e sfruttare la sofferenza, la marginalizzazione e la precarietà sociale imposta alle persone che vivono le due piazze centrali della città. Due aree che Prefetto, Sindaco Zedda e la sua amministrazione hanno pensato di trasformare in Zona Rossa per poter mantenere le persone sotto ricatto in una sorta di latitanza perpetua.

In altri tempi certi giornalisti venivano chiamati “pennivendoli del potere”, ma come potremmo definire diversamente gli squadristi, fascisti e provocatori che – con gli sbirri al loro servizio – danno le indicazioni per effettuare identificazioni, arresti e intimidazioni anche violente sulla pelle di persone che lottano ogni giorno contro le conseguenze della violenza di stato e di un sistema economico che riduce le persone in povertà e disagio? 

Come possono vivere le persone che, senza mezzi di sussistenza, devono passare notti intere, di fronte agli uffici della questura di via Venturi, per ottenere un documento che spesso è prossimo alla scadenza o ancora non dà diritto a nulla, in quanto ai solerti questurini sfugge una vocale nella compilazione dei moduli e il nome registrato risulta errato? Come possono vivere le persone che non possono ottenere la residenza perché poter avere un documento è un percorso a ostacoli che finisce con le istituzioni (il Comune di Cagliari primo fra tutti) che ti chiudono sistematicamente le porte in faccia? 

Come possono vivere le persone in un lager come il CAS di Monastir, (centro a una ventina di chilometri da Cagliari) a diversi chilometri dalla più vicina fermata dell’autobus, dove anche un minimo ritardo nel rientro è sanzionato con l’espulsione dal centro e quindi al reingresso nell’irregolarità più assoluta? Un luogo dove la polizia entra nelle stanze mentre le persone dormono, utilizzando le chiavi, dategli presumibilmente dai gestori, per effettuare rastrellamenti?

Il 20 maggio in piazza Matteotti c’erano 7 pattuglie della polizia che identificavano chi, tra migranti e solidali, gli veniva indicato da Cristina Mastrandrea, una imbrattacarte (ammesso che sia in grado di scrivere qualcosa che non sia la merda per cui la pagano), di un programma che sbava per disumanizzare e umiliare persone in una condizione di precarietà.

Ancora una volta la città di Cagliari vuole nascondere le persone che vivono in disagio sociale, quelle stesse persone che si spaccano la schiena nei campi, in nero, sfruttati da un sistema da cui tutta la società trae beneficio, un sistema che si regge sulle spalle e sullo sfruttamento di chi non vorremmo vedere seduto su una panchina di una piazza. Si tratta dei lavoratori che stanno dietro le cucine dei ristoranti, a servire ai tavoli e a lavare i piatti in cui la “Cagliari bene” si fa le scorpacciate in centro, e che vorrebbe sparissero dalla vista del centro città per fare spazio ai turisti e ai grandi eventi che portano soldi nelle tasche dei padroni e dei bottegai. Quelle stesse persone la cui sofferenza e marginalità viene sfruttata e spettacolarizzata per farne delle comparse per gli horror tour organizzati da tv e giornaletti come Castedduonline.

Si tratta delle stesse persone che pur lottando ogni giorno per un briciolo di dignità non riescono ad ottenere neanche uno straccio di documento per regolarizzarsi, persone che ogni giorno vengono fermate, profilate razzialmente, identificate con il rischio di essere portate nel CPR lager di Macomer; un ricatto e una violenza burocratica, istituzionale e mediatica continua da parte dell’amministrazione di Cagliari, dell’opposizione, della polizia e dei pennivendoli che sfruttano questa condizione per avere un capro espiatorio che faccia dimenticare caro affitti, mancanze di case, sanità al collasso, etc.

FUORI SBIRRI E PENNIVENDOLI DALLA SARDEGNA

ABOLIRE LE ZONE ROSSE