Sabato 6 giugno un gruppo di solidali si è recato sotto il carcere di Massama, a Oristano, per portare solidarietà ai detenuti e, in particolare, al nostro amico e compagno Paolo, trasferito da alcuni giorni dal carcere di Uta a quello di Massama, carcere che detiene per lo più prigionieri in alta sicurezza. Paolo ha svelato gli abusi e le torture praticate dalla polizia penitenziaria sui prigionieri nel lager di Uta, raccontando le violenze e i soprusi, sovvertendo le versioni ufficiali che vengono diffuse quando tutti stanno in silenzio, dove si costringono i prigionieri a bere acqua che sgorga dai rubinetti del carcere, piena di colibatteri fecali, perché non dispongono del denaro per comprare le bottiglie d’acqua dello spaccio. Noi siamo sempre dalla parte di chi lotta, per questo siamo a fianco di Paolo e, come abbiamo cercato e cercheremo ancora di non lasciare pace all’amministrazione del carcere di Uta, lo faremo anche con l’amministrazione del carcere di Massama, ricordando che la storia ci ha insegnato che le galere possono bruciare e trasformarsi in macerie. PAOLO LIBERO TUTTI LIBERI Anarchicx contro carcere e repressione
Il 20 maggio, alla vigilia dell’America’s Cup, piazza del Carmine e piazza Matteotti a Cagliari si sono riempite di pattuglie della polizia di stato e di carabinieri.
Ancora una volta le due piazze e le zone circostanti sono state teatro di uno spettacolo mediatico e securitario a opera degli sciacalli del programma “Fuori dal Coro” e di sbirri al servizio di politici locali -e non- e dei padroni che organizzano l’America’s Cup.
Gli pseudo giornalisti del programma di rete 4, non contenti dello squallido servizio che hanno realizzato qualche settimana fa, sono tornati a Cagliari per continuare a speculare e sfruttare la sofferenza, la marginalizzazione e la precarietà sociale imposta alle persone che vivono le due piazze centrali della città. Due aree che Prefetto, Sindaco Zedda e la sua amministrazione hanno pensato di trasformare in Zona Rossa per poter mantenere le persone sotto ricatto in una sorta di latitanza perpetua.
In altri tempi certi giornalisti venivano chiamati “pennivendoli del potere”, ma come potremmo definire diversamente gli squadristi, fascisti e provocatori che – con gli sbirri al loro servizio – danno le indicazioni per effettuare identificazioni, arresti e intimidazioni anche violente sulla pelle di persone che lottano ogni giorno contro le conseguenze della violenza di stato e di un sistema economico che riduce le persone in povertà e disagio?
Come possono vivere le persone che, senza mezzi di sussistenza, devono passare notti intere, di fronte agli uffici della questura di via Venturi, per ottenere un documento che spesso è prossimo alla scadenza o ancora non dà diritto a nulla, in quanto ai solerti questurini sfugge una vocale nella compilazione dei moduli e il nome registrato risulta errato? Come possono vivere le persone che non possono ottenere la residenza perché poter avere un documento è un percorso a ostacoli che finisce con le istituzioni (il Comune di Cagliari primo fra tutti) che ti chiudono sistematicamente le porte in faccia?
Come possono vivere le persone in un lager come il CAS di Monastir, (centro a una ventina di chilometri da Cagliari) a diversi chilometri dalla più vicina fermata dell’autobus, dove anche un minimo ritardo nel rientro è sanzionato con l’espulsione dal centro e quindi al reingresso nell’irregolarità più assoluta? Un luogo dove la polizia entra nelle stanze mentre le persone dormono, utilizzando le chiavi, dategli presumibilmente dai gestori, per effettuare rastrellamenti?
Il 20 maggio in piazza Matteotti c’erano 7 pattuglie della polizia che identificavano chi, tra migranti e solidali, gli veniva indicato da Cristina Mastrandrea, una imbrattacarte (ammesso che sia in grado di scrivere qualcosa che non sia la merda per cui la pagano), di un programma che sbava per disumanizzare e umiliare persone in una condizione di precarietà.
Ancora una volta la città di Cagliari vuole nascondere le persone che vivono in disagio sociale, quelle stesse persone che si spaccano la schiena nei campi, in nero, sfruttati da un sistema da cui tutta la società trae beneficio, un sistema che si regge sulle spalle e sullo sfruttamento di chi non vorremmo vedere seduto su una panchina di una piazza. Si tratta dei lavoratori che stanno dietro le cucine dei ristoranti, a servire ai tavoli e a lavare i piatti in cui la “Cagliari bene” si fa le scorpacciate in centro, e che vorrebbe sparissero dalla vista del centro città per fare spazio ai turisti e ai grandi eventi che portano soldi nelle tasche dei padroni e dei bottegai. Quelle stesse persone la cui sofferenza e marginalità viene sfruttata e spettacolarizzata per farne delle comparse per gli horror tour organizzati da tv e giornaletti come Castedduonline.
Si tratta delle stesse persone che pur lottando ogni giorno per un briciolo di dignità non riescono ad ottenere neanche uno straccio di documento per regolarizzarsi, persone che ogni giorno vengono fermate, profilate razzialmente, identificate con il rischio di essere portate nel CPR lager di Macomer; un ricatto e una violenza burocratica, istituzionale e mediatica continua da parte dell’amministrazione di Cagliari, dell’opposizione, della polizia e dei pennivendoli che sfruttano questa condizione per avere un capro espiatorio che faccia dimenticare caro affitti, mancanze di case, sanità al collasso, etc.
Ricordiamo che già nel dicembre 2025 il nostro compagno è stato arrestato in base a un Mandato d’Arresto Europeo (MAE emesso dall’Italia). Un arresto di cinque ore terminato quando il giudice istruttore gli ha concesso la libertà provvisoria con obbligo di firma e divieto di espatrio dallo Stato spagnolo.
Questo MAE è frutto di una delle tante operazioni repressive italiane: l’ “Op. Scripta Manent” del 2016 che si è conclusa per Gabriel nel 2022 con una condanna a due anni per “istigazione al delitto”. Questa inchiesta ha visto imputatx 16 anarchicx tra cui Anna Beniamino, condannata a 17 anni e 9 mesi, Alfredo Cospito, condannato a 23 anni e attualmente recluso in regime di 41 bis dal 2022 a seguito dell’ “Op. Sibilla”, e Alessandro Mercogliano, tragicamente morto in azione insieme a Sara Ardizzone il 19 marzo 2026. Tuttx i compagnx sono statx imputatx di svariati capi d’accusa con la circostanza aggravante della finalità di terrorismo in relazione alla Federazione Anarchica Informale e a diverse pubblicazioni anarchiche.
Alla fine di novembre dello scorso anno, il tribunale di sorveglianza di Torino ha comunicato che non venivano accettate le misure alternative, richieste dall’avvocato di Gabriel, per “mancanza di autocritica dei propri valori” (metafora per sottolineare la mancanza di pentimento), dando così il via all’esecuzione della pena. Il 7 dicembre scorso il giudice istruttore ha considerato il reato contestato dall’Italia come un reato d’opinione e per questo non ha disposto la detenzione, chiedendo a entrambe le parti una serie di documenti.
Qualche giorno fa è arrivata un’ordinanza firmata dallo stesso giudice che, dando ragione un po’ a una parte e un po’ all’altra, rende possibile la consegna di Gabriel all’Italia se vengono soddisfatti determinati requisiti. Si tratta di un’ordinanza estremamente contraddittoria in cui si scrivono menzogne e in cui la procura di Torino ha giocato con la psicologia della propaganda estrapolando parole e concetti dalla condanna di Gabriel per giustificare la sua richiesta. Questo atto chiude la fase istruttoria, non è definitivo e l’avvocato lo sta impugnando.
Anche se non sussistono i presupposti giuridici affinché Gabriel sconti la pena nelle carceri italiane, non è difficile interpretare tale atto come una delle tante manovre che da anni (con la “op. Ardire” del 2012 confluita quattro anni dopo nell'”op. Scripta Manent”), lo stato italiano sta utilizzando per continuare a fare prigionierx di guerra.
Tra qualche settimana il pubblico ministero e l’avvocato esporranno le loro argomentazioni in un’udienza presso l’Audiencia Nacional (il “T.O.P.” – tribunal de orden público – della dittatura franchista che processava e condannava tuttx i nemicx del credo catto-fascista).
Il messaggio che arriva è chiaro: coloro che combattono senza piegarsi devono essere puniti in modo esemplare.
Non ci stupiamo della situazione e ci prepariamo a tutto, più forti che mai.
Parleremo di tutto questo e altro con Gabriel ed Elisa in videoconferenza.
Appuntamento domenica 7 giugno alle ore 18:00 presso la Baracca Rossa, Via Principe Amedeo n°33 Cagliari
Dopo la rivolta che ha portato alla distruzione completa di un blocco del CPR e a distruggerne quasi completamente un altro, trascorsi alcuni giorni di smarrimento gli sbirri e i loro servi sono riusciti a riprendere il controllo del centro e iniziare le operazioni di ritorsione.
I prigionieri malati non vengono curati; è notizia di oggi che un prigioniero con disturbi psicofisici colto da un attacco cardiaco ha dovuto aspettare tre ore perché venisse chiamata un’ambulanza per portarlo in ospedale, mentre un secondo prigioniero ha aspettato un giorno, dopo avere ingerito quattro batterie, per essere accompagnato in ospedale. Ci raccontano che alcuni prigionieri hanno la scabbia, mentre abbonda l’uso di psicofarmaci per tenerli “tranquilli”. In un blocco è presente un minore della cui età nessuno si accerta in modo da non liberarlo prima che diventi maggiorenne per poterlo espellere più facilmente. Otto prigionieri sono stati rinchiusi nel blocco di isolamento situato sotto il livello del suolo, costretti a vivere nella sporcizia, in un luogo in cui manca la privacy persino nel bagno, e a dormire in materassi stesi per terra per quelli che hanno avuto la fortuna di disporre del materasso, come è possibile vedere nel video.
Periodicamente alcuni prigionieri vengono trasferiti in Albania, da dove, ed è veramente paradossale, è più facile essere liberati rispetto a quanto accade a Macomer. Peraltro la notizia dei trasferimenti in realtà annuncia nuovi rastrellamenti, in particolare nella zona rossa di Cagliari e nei pressi del lager-CAS di Monastir, per riempire i posti che si sono liberati. Perciò ci aspettiamo che altre persone vengano imprigionate nel lager di Macomer per essere annientate.
Ma gli sbirri, operatori e gestori del CPR non si illudano di avere spento l’incendio con le loro squallide rappresaglie, perché il fuoco cova sotto la cenere e la calma è foriera di nuove tempeste. Come è noto il fuoco riesce a chiudere i CPR.
Anche ieri un blocco del CPR di Macomer ha preso fuoco. Alcuni prigionieri (12) sono stati trasferiti in altri CPR, gli altri sono chiusi nella mensa e nel settore di isolamento situato sottoterra (ma l’amministrazione non raccontava che non esistesse nessun settore di isolamento?). Gran parte dei prigionieri soffrono di diverse patologie anche gravi, come abbiamo già documentato e hanno altre problematiche abbastanza gravi di cui parleremo nei prossimi post; il cibo continua a far schifo sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo e tentano di fargli assumere grandi quantità di psicofarmaci per neutralizzarli. A fronte della protervia e dell’ottusità delle istituzioni e di chi gestisce il centro, manca poco perché dopo Corso Brunelleschi sia Macomer il secondo CPR chiuso dal fuoco. Attendiamo con interesse sviluppi positivi della situazione
Testo del volantino distribuito il 30 aprile a Cagliari
QUESTAÈ LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ
CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO
“Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere ilmio pensiero pubblicamente. Anche se da remoto, anche se per ii breve tempo di un battito d‘ali, oggi posso strapparmi il bavaglio, la mordacchia medievale di un 41 bis che un governo di centrosinistra anni fa mi ha applicato per mettere a tacere una voce scomoda per quanto minoritaria e ininfluente, ma certo nemica di questa vostra democrazia. Questi due anni di regime speciale mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul vero volto del vostro diritto, delle vostre garanzie costituzionali, rivelandomi un sistema criminogeno fatto di totalitarismo osceno, quanto crudo e assassino.”
Queste parole sono state pronunciate durante l’udienza del 15 gennaio 2025 da Alfredo Cospito compagno anarchico rinchiuso da quattro anni nel Carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis, in cui, per protestare contra questo regime, ha intrapreso uno sciopero della fame per 180 giorni.
Negli stessi giorni, in tutta Italia, si sono svolte grandi manifestazioni in sua solidarietà.
Le galere sono uno strumento di tortura per piegarti definitivamente quando finisci nelle mani dello Stato e, il 41 bis, con l’eventuale aggiunta dell’ostatività dei reati, ne è l’evoluzione “democratica”, perché non lascia segni visibili della tortura imperialista.
Lo stesso Stato che da anni tortura Alfredo ha deciso il rinnovo del 41 bis cercando ancora una volta di mettere a tacere e annientare il nostro compagno.
Il 41 bis è il modello che lo Stato propone per le carceri future, inserito con il pretesto della lotta alla mafia.
Il 41 bis è un monito verso chi non accetta lo Stato e la sua violenza.
Il 41 bis ha lo scopo, come vantato dai suoi ideatori, di estorcere informazioni al nemico annientandolo con le tecniche già usate dalla CIA ad Abu Graib e Guantanamo.
Il 41 bis è un regime di isolamento estremo grazie alla riduzione delle relazioni con qualsiasi altro essere umano.
Il 41 bis è la forma di tortura che ha portato alla morte di Diana Blefari Melazzi.
Lo Stato imprigiona e tenta di annientare chi è improduttivo e inutile, ovvero inadeguato all’idea di normalità.
Lo Stato è responsabile dell’eliminazione di chi non si allinea, di chi si ribella e prova ad alzare la testa contro sfruttatori, servi in divisa e i tribunali che li proteggono.
Lo Stato è il responsabile dello sterminio di chi tenta di varcare le frontiere, a costo della propria vita, frontiere create perché pochi possano arricchirsi sullo sfruttamento sino alla morte di molti.
Lo Stato è il responsabile dell’eccidio di chi prova a scappare dalle guerre, dall’avvelenamento dei territori e della fame che lo Stato stesso ha creato.
Per quanta ci riguarda sappiamo da che parte della barricata stare. Al fianco di Alfredo e di tutti coloro che combattono contro lo Stato per un mondo senza galere e per un mondo senza sfruttati.
“Da quando sono al 41 bis non tocco un filo d’erba, un albero, un fiore solo cemento, sbarre e tv. Negli ultimi mesi con grande fatica sono riuscito a comprare un solo libro, e solo perché di me parlavano i media. I colloqui una sola volta al mese col vetro e con la voce metallica dei citofoni. Le mie sorelle e mio fratello che sono gli unici che possono venire a trovarmi vengono al loro arrivo incerottati sui tatuaggi e sugli orecchini, perché potrebbero comunicare messaggi criptici attraverso i disegni tatuati.”ALFREDO COSPITO
e il fuoco divampa. Solo gli ingenui non riescono a capire che non si può umiliare continuamente chi ha da perdere solo le catene che lo costringono. Così nel lager di Macomer due blocchi sono andati in fumo, i ragazzi rinchiusi hanno rischiato la vita, perchè le vie d’uscita erano bloccate e gli operatori non rispondevano alle urla disperate, ma qualcuno da molto molto lontano ha avvisato ambulanza e pompieri.
Ora tutti i prigionieri sono all’esterno, sotto l’occhio vigile della GDF, e ci raccontano che gli avrebbero detto che rimarranno all’ aperto sino a quando la situazione non si sarà normalizzata, cioè per molto tempo.
Questi sbirri proprio non imparano, che umiliare e minacciare porta solo un uragano di rabbia di cui già arrivano le prime nubi della tempesta perfetta che metterà fine a questi lager.