Il 20 maggio, alla vigilia dell’America’s Cup, piazza del Carmine e piazza Matteotti a Cagliari si sono riempite di pattuglie della polizia di stato e di carabinieri.
Ancora una volta le due piazze e le zone circostanti sono state teatro di uno spettacolo mediatico e securitario a opera degli sciacalli del programma “Fuori dal Coro” e di sbirri al servizio di politici locali -e non- e dei padroni che organizzano l’America’s Cup.
Gli pseudo giornalisti del programma di rete 4, non contenti dello squallido servizio che hanno realizzato qualche settimana fa, sono tornati a Cagliari per continuare a speculare e sfruttare la sofferenza, la marginalizzazione e la precarietà sociale imposta alle persone che vivono le due piazze centrali della città. Due aree che Prefetto, Sindaco Zedda e la sua amministrazione hanno pensato di trasformare in Zona Rossa per poter mantenere le persone sotto ricatto in una sorta di latitanza perpetua.
In altri tempi certi giornalisti venivano chiamati “pennivendoli del potere”, ma come potremmo definire diversamente gli squadristi, fascisti e provocatori che – con gli sbirri al loro servizio – danno le indicazioni per effettuare identificazioni, arresti e intimidazioni anche violente sulla pelle di persone che lottano ogni giorno contro le conseguenze della violenza di stato e di un sistema economico che riduce le persone in povertà e disagio?
Come possono vivere le persone che, senza mezzi di sussistenza, devono passare notti intere, di fronte agli uffici della questura di via Venturi, per ottenere un documento che spesso è prossimo alla scadenza o ancora non dà diritto a nulla, in quanto ai solerti questurini sfugge una vocale nella compilazione dei moduli e il nome registrato risulta errato? Come possono vivere le persone che non possono ottenere la residenza perché poter avere un documento è un percorso a ostacoli che finisce con le istituzioni (il Comune di Cagliari primo fra tutti) che ti chiudono sistematicamente le porte in faccia?
Come possono vivere le persone in un lager come il CAS di Monastir, (centro a una ventina di chilometri da Cagliari) a diversi chilometri dalla più vicina fermata dell’autobus, dove anche un minimo ritardo nel rientro è sanzionato con l’espulsione dal centro e quindi al reingresso nell’irregolarità più assoluta? Un luogo dove la polizia entra nelle stanze mentre le persone dormono, utilizzando le chiavi, dategli presumibilmente dai gestori, per effettuare rastrellamenti?
Il 20 maggio in piazza Matteotti c’erano 7 pattuglie della polizia che identificavano chi, tra migranti e solidali, gli veniva indicato da Cristina Mastrandrea, una imbrattacarte (ammesso che sia in grado di scrivere qualcosa che non sia la merda per cui la pagano), di un programma che sbava per disumanizzare e umiliare persone in una condizione di precarietà.
Ancora una volta la città di Cagliari vuole nascondere le persone che vivono in disagio sociale, quelle stesse persone che si spaccano la schiena nei campi, in nero, sfruttati da un sistema da cui tutta la società trae beneficio, un sistema che si regge sulle spalle e sullo sfruttamento di chi non vorremmo vedere seduto su una panchina di una piazza. Si tratta dei lavoratori che stanno dietro le cucine dei ristoranti, a servire ai tavoli e a lavare i piatti in cui la “Cagliari bene” si fa le scorpacciate in centro, e che vorrebbe sparissero dalla vista del centro città per fare spazio ai turisti e ai grandi eventi che portano soldi nelle tasche dei padroni e dei bottegai. Quelle stesse persone la cui sofferenza e marginalità viene sfruttata e spettacolarizzata per farne delle comparse per gli horror tour organizzati da tv e giornaletti come Castedduonline.
Si tratta delle stesse persone che pur lottando ogni giorno per un briciolo di dignità non riescono ad ottenere neanche uno straccio di documento per regolarizzarsi, persone che ogni giorno vengono fermate, profilate razzialmente, identificate con il rischio di essere portate nel CPR lager di Macomer; un ricatto e una violenza burocratica, istituzionale e mediatica continua da parte dell’amministrazione di Cagliari, dell’opposizione, della polizia e dei pennivendoli che sfruttano questa condizione per avere un capro espiatorio che faccia dimenticare caro affitti, mancanze di case, sanità al collasso, etc.
FUORI SBIRRI E PENNIVENDOLI DALLA SARDEGNA
ABOLIRE LE ZONE ROSSE
