A MACOMER PROSEGUE LA RAPPRESAGLIA DELLO STATO CONTRO LA RESISTENZA DEI PRIGIONIERI

Dopo la rivolta che ha portato alla distruzione completa di un blocco del CPR e a distruggerne quasi completamente un altro, trascorsi alcuni giorni di smarrimento gli sbirri e i loro servi sono riusciti a riprendere il controllo del centro e iniziare le operazioni di ritorsione.

I prigionieri malati non vengono curati; è notizia di oggi che un prigioniero con disturbi psicofisici colto da un attacco cardiaco ha dovuto aspettare tre ore perché venisse chiamata un’ambulanza per portarlo in ospedale, mentre un secondo prigioniero ha aspettato un giorno, dopo avere ingerito quattro batterie, per essere accompagnato in ospedale. Ci raccontano che alcuni prigionieri hanno la scabbia, mentre abbonda l’uso di psicofarmaci per tenerli “tranquilli”. In un blocco è presente un minore della cui età nessuno si accerta in modo da non liberarlo prima che diventi maggiorenne per poterlo espellere più facilmente. Otto prigionieri sono stati rinchiusi nel blocco di isolamento situato sotto il livello del suolo, costretti a vivere nella sporcizia, in un luogo in cui manca la privacy persino nel bagno, e a dormire in materassi stesi per terra per quelli che hanno avuto la fortuna di disporre del materasso, come è possibile vedere nel video.

Periodicamente alcuni prigionieri vengono trasferiti in Albania, da dove, ed è veramente paradossale, è più facile essere liberati rispetto a quanto accade a Macomer. Peraltro la notizia dei trasferimenti in realtà annuncia nuovi rastrellamenti, in particolare nella zona rossa di Cagliari e nei pressi del lager-CAS di Monastir, per riempire i posti che si sono liberati. Perciò ci aspettiamo che altre persone vengano imprigionate nel lager di Macomer per essere annientate.

Ma gli sbirri, operatori e gestori del CPR non si illudano di avere spento l’incendio con le loro squallide rappresaglie, perché il fuoco cova sotto la cenere e la calma è foriera di nuove tempeste. Come è noto il fuoco riesce a chiudere i CPR.

SOLIDALI E COMPLICI CON I PRIGIONIERI IN LOTTA