DICHIARAZIONE DEL COMPAGNO JUAN SORROCHE

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA DICHIARAZIONE DEL COMPAGNO JUAN SORROCHE AL PROCESSO DEL 02/10/2025 PER L’ AZIONE CONTRO LA SCUOLA DI POLIZIA POLGAI

JUAN LIBERO

TUTTX LIBERX

RISPOSTE ALLE PROCURE E TESTI:

Ho ascoltato molto attentamente e in silenzio, e ho preso nota in tutto questo tempo, nelle tante udienze, con innumerevoli testi della procura, in più di un anno di processo. Hanno spaziato ampiamente e lungamente, con uno sproposito di documentazioni e di dichiarazioni, con innumerevoli divagazioni e interpretazioni di tutto un contesto di lotta politica e sociale, alle quali è impossibile rispondere nei tempi di questo processo.

Quindi, viste le tante mistificazioni, vorrei ribattere solo un po’ sul contesto sociale e politico entro il quale vengo accusato. Accusato anche forzando e incastrando ruoli specifici, sia politici che personali, gerarchie e ideologie mai assunte da diverse e singole persone.

Costruzione sistematicamente faziosa,con una serie di profili inventati, con tanto di nomi e cognomi senza motivazioni. Che vorrei smentire, viste le accuse ingiuriose.

E lo stesso metodo è stato utilizzato rispetto a diversi scritti e diverse dichiarazioni processuali firmati da me, includendovi anche scritti di altre persone e di anonimi, tutti sistematicamente spezzettati e separati completamente dal loro contesto reale [generale dove sono stati creati]. Dilatandosi in digressioni politiche e storiche, spaziando, spezzettando, senza alcuna sensata motivazione lungo 150 anni di storia dell’anarchismo. Addirittura con divagazioni filosofiche sull’anarchismo. Tutta sta mole di dichiarazioni su un lunghissimo arco di contesto storico, sociale, politico e filosofico, sempre senza prove fattuali e sempre mistificato, registrate in più di un anno di processo, sono solo strumentalizzazioni fuorvianti, e servono solo a creare un clima processuale emergenziale e di pericolosità davanti alla giuria popolare per accusarmi in quanto anarchico.

Procure e testi qui sono arrivati ad inventare dei ruoli di tre leder politici nell’anarchismo, e molto dogmaticamente, per colpevolizzarle, delle persone come capi, i leader politici del movimento anarchico italiano, con tanto di nomi e cognomi di questi compagni anarchici, uno defunto; ma ad oggi in questo processo non sono né incriminati né imputati, e procura e testi non hanno portato un straccio di prova, ma solo le loro chiacchiere. Hanno voluto continuamente spiegarci sta fantomatica e digressiva storia del movimento anarchico italiano, con queste assurde tre diverse correnti, iper-sociali, sociali, antisociali, per ognuna di queste, il suo capetto di turno nell’anarchismo. Costruzioni assurde e completamente inventate.

Mai sentite in vita mia in quanto anarchico; e il movimento anarchico Italiano, certo, lo frequento orgogliosamente da 25 anni.

Queste accuse, riportate in questo modo nel processo, sono mere accuse politiche senza prove.

Speculazioni politiche costruite e comandate dall’alto dalla magistratura, dalla Direzione Nazionale Antiterrorismo. Lo dico per il fatto provato che, essendo completamente false, sentite in questo processo e risentite e riutilizzate solo in diversi altri processi e in ambienti processuali utilizzati delle magistrature, beh la matematica non è una opinione: vogliono, con queste dichiarazioni politiche, condannarmi esemplarmente e politicamente e, insieme, attaccare tutto un contesto di lotta politica e storico e filosofico del movimento anarchico Italiano.

Ci sarebbe tanto e tanto altro da dire, perché le procure e i testi hanno voluto spaziare e introdurre nel processo la lunga e complessa storia delle esperienze politiche e rivoluzionarie della lotta armata degli anni 70 e 80 di questo paese, mettendo tutto ciò in un confronto fazioso e in modo a dir poco strumentale, per dare al processo la solita pennellata folcloristica e sensazionalista sulla lotta armata per impressionare la giuria popolare.

Mi hanno accusato in quanto anarchico, ma vengo ridefinito politicamente a piacimento della procura, inventandosi e imponendomi questa sorta di macchietta infamante di “anarchico individualista”, che rifiuto completamente perché non mi rappresenta per niente. Cosi come loro l’interpretano e rendono.

Tipo. I testi e le procure dicono che non vorrei le lotte sociali. Falso. Che non vorrei lottare con altre persone non anarchiche. Anche questo è falso. Che dico che bisogna assolutamente rivendicare gli attentati. Falso.

Che non voglio le rivoluzioni sociali con gli altri oppressi. Falso. E addirittura ho sentito dire questa gran idiozia da un teste della DIGOS, che io sarei un a-solidale, il che vuol dire nella lingua italiana – e scusate se mi permetto da straniero, ma le parole e la grammatica hanno regole e un loro giusto significato e soprattutto un loro peso-, e vuol dire: non essere solidale con nessuno. Una fesseria stupida, oltre che una falsità. Però magari il teste era ignorante, del significato. La realtà è che io non ho mai negato né nascosto di essere individualista anarchico. Anzi, ne sono molto fiero! Però di sicuro non saranno le procure e testi e le vostre ipocrite autorità a potermi catalogare, tra l’altro cambiando continuamente nei diversi processi e nel tempo a piacimento le mie concezioni di anarchico, senza coerenza, volutamente, perché certo serve soltanto a strumentalizzarle per condannarmi esemplarmente come nemico interno, come terrorista.

VIDEOCONFERENZA E DNA:

Più di un anno di processo fatto tutto in videoconferenza, senza avere potuto mai presenziare di persona in aula, nonostante le mie ripetute richieste, richieste tutte rifiutate dalla corte – a parte l’autorizzazione a presenziare ma con-obbligo-di-interrogatorio, cercando così di fatto di coartare le scelte della difesa degli imputati.

La questione videoconferenza, e la dinamica emergenziale con la quale è stata approvata, rientra o, per essere più precisi, rientrava nella infame logica della differenziazione dei circuiti detentivi introdotta con la dinamica strutturale emergenziale perenne dello Stato Italiano, dove l’individuo recluso e imputato viene demonizzato e disumanizzato con la così detta “notevole pericolosità sociale”.

Questo progresso tecnologico, rivela chiaramente l’asservimento in ogni aspetto delle nostre vite all’autorità statale capitalista: privando della possibilità di contestare le varie innovazioni, nuova religione da adorare.

Così la super-prova del DNA, indiscutibile e incontestabile, e che, bisogna dire, è invece interamente nelle mani e nel monopolio dello Stato, e certo delle sue super-procure e della polizia, la quale fa i rilevamenti e i prelevamenti sulla scena del crimine, detiene tutti i vari reperti nei propri archivi, fa condurre i test e le analisi dal personale proprio, all’interno dei loro propri laboratori; le contro-analisi di parte sono limitatissime e sono costosissime e, diciamolo, la gran maggioranza dei prigionieri certo non se le possono permettere; le contro-analisi sono impossibili da condurre, da parte della difesa, in laboratori che siano indipendenti dagli apparati dello Stato. In più la prova permette un’enorme malleabilità e discrezionalità nell’interpretazione dei risultati, come ci ha dimostrato lo spettacolo indegno e l’enorme malleabilità e la discrezionalità dei risultati nel così detto caso-Garlasco; in una percezione pubblica che è sovradimensionata dallo scientismo della fede nella prova del DNA, che spesso spunta per magia dopo decenni, raccontandoci la favoletta risentita da secoli sulle grandezze del progresso che va avanti, certo attraverso una continua e martellante propaganda lobotomizzante e il bombardamento mediatico della nuova fede in tale affidabilità da adorare. Questo consumismo spettacolare e visivo dei media svolge un ruolo cruciale nella costruzione di questa base che è ideologica. Tutto questo è l’ennesima conferma delle contraddizioni e delle sospensioni effettive di tutti i diritti fondamentali della vostra democrazia borghese. Sono questioni sistemiche nello Stato, non si tratta di due errori disfunzionali o di due mele marce, come si suol dire in questi casi.

ATTO DI TERRORISMO CON ORDIGNI MICIDIALI O ESPLOSIVI, 280 bis c.p:

Per finire vorrei chiarire alcune cose riguardo l’attentato e l’accusa di terrorismo 280 bis c.p., visto che procura e testi, per accusarmi nello specifico dell’attentato della scuola della polizia POLGAI, hanno voluto e potuto spaziare allargandosi a tutto un generale contesto sociale, politico e storico.

Quindi vorrei parlare anche io un po’ sia del contesto sociale e politico e storico sia dello specifico, per poter difendermi delle accuse che mi sono state rivolte.

La prima domanda da farsi qui è: che cosa è la struttura della scuola di polizia POLGAI?

La risposta è: una struttura scientifico-militar-internazionale d’addestramento a tecniche militari.

E poi, a chi insegnano, e a cosa addestrano. Nei suoi locali, come altrove, insegnano le tecniche di antiterrorismo e antiguerriglia alle polizie di tutto il mondo, a paesi anche molto noti alle cronache italiane come l’Egitto, la Libia, come anche alla polizia di Israele, e tanti tanti altri. L’antiterrorismo include intrinsecamente l’addestramento alla tortura sistematica: crimine odioso, anche per le vostre democrazie borghesi, che fintamente lo condannano, provando maldestramente a dissimularlo.

Faccio una piccola parentesi storica, visto che le procure hanno voluto inserire e parlare della lotta armata in Italia negli anni 70 e sul contesto storico di allora. Perché non avete parlato della tortura messa in pratica dallo Stato italiano durante gli anni 80 dal governo Spadolini, 1981, coalizione DC,PSI,PSDI, PRI,PLI, certo votato democraticamente, con decine e decine di casi denunciati di tortura e anche con violenze sessuali, contro una marea di persone che lottavano, e la giustificazione secondo cui è servita a fermare la lotta armata. Però non è questo il punto: questa piccolissima parentesi sul contesto Storico è per mostrare che sono queste le tecniche che si utilizzano nei complessi scientifico-militar-industriali locali e internazionali come quello della scuola di polizia POLGAI. Sono la massima espressione del monopolio statale della violenza e delle sue tecniche. Questo è il contesto.

Contesto che ci sta trascinando oggi tutti verso la terza guerra mondiale, di cui il genocidio in corso a Gaza è il capitolo più emblematico e più in vista. Però chi è, chi sono i terroristi per la procura e per lo Stato italiano che mi accusa. Attenzione perché in questi tempi di guerra totale si sfumano i confini tra i “terroristi” del fronte esterno e i “terroristi” del fronte interno. Per fare un esempio specifico: nella stessa sezione speciale del carcere dove sono prigioniero, vivo con diversi compagni rivoluzionari, come il compagno prigioniero Anan Yaeesh, partigiano palestinese, e benché la resistenza armata di cui lo si accusa sia legittima persino per la vostra carta straccia del diritto internazionale, l’Italia lo tiene prigioniero qui. Così come alcuni dei rivoluzionari comunisti richiusi negli anni 80, rinchiusi da più di 40 anni: sono quelli di più lunga durata nelle carceri di tutta Europa. E approfitto per esprimere a tutti solidarietà.

Cosa c’entra tutto ciò. C’entra che tutti abbiamo le stesse accuse: per “terrorismo”. È la stessa accusa, “terrorismo”, che mi fa questa procura per l’azione rivoluzionaria contro la POLGAI.

Ma, se di terrorismo vogliamo parlare, vorrei ricordare che siete seduti e vivete in un territorio, Brescia, dove, in Ghedi, si trova un parte micidiale del vostro imperialismo occidentale, attivo e complice nel genocidio del popolo palestinese, e che ha una base NATO, con bombe nucleari in grado di disintegrare popolazioni intere, e queste si indiscriminatamente, e anche in grado di disintegrare tutta Brescia.

Capisco le dichiarazioni di procura e testi, non sono un stupido: dovete reprimere noi, pericolosi-terroristi, quelli delle retrovie di questa guerra totale, tra l’altro in una fase complicata del capitalismo italiano ed europeo. Certo il fronte interno deve rimanere pacificato a forza di manganello e condanne esemplari, per conservare l’ordine sociale. Per questo le strette repressive verso ogni pratica di lotta non simbolica; per questo la repressione con il DDL sicurezza, con leggi repressive con condanne esemplari anche per i prigionieri che lottano nel carcere anche per la sola disobbedienza pacifica e punendo lo sciopero della fame collettivo come rivolta.

Tra l’altro oltre alle carceri italiane che hanno problemi con l’acqua come a Terni, in alcune non c’è proprio l’acqua per lavarsi, né tanto meno per bere, come ad esempio nel carcere di Uta in Sardegna, dove c’è stato un recente sciopero della fame; e tutte sovraffollate. Per questo anche l’attacco con l’utilizzo infame da parte dello Stato della legge più grave che ci sia nell’ordinamento di questo paese, la cosi detta “strage politica”, il 285 c.p.; ormai pure questa è stata sdoganata estesa contro chiunque, nonostante la sproporzione tra fatti reali, reato e pena: così per la prima volta è passato il reato di strage senza che ci fossero né morti né feriti, nelle condanne degli anarchici Anna Beniamino e Alfredo Cospito, quest’ultimo rinchiuso in 41 bis. A Alfredo e Anna va tutta la mia solidarietà. A differenza delle recenti stragi di Stato con i 14 prigionieri uccisi lasciati morire in carcere durante le rivolte di marzo 2020, oppure il ponte Morandi di Genova con 43 morti e tante e tante altre.

E visto anche che le procure e testi continuano in questo processo a parlare di un altro mio processo per cui sono stato condannato in via definitiva e degli ordigni alla sede della Lega in Treviso, per quelli, vorrei ricordare, con l’accusa, senza morti e senza feriti, di “strage politica”, poi ritirata dal PM, sono stato condannato a 28 anni di prigione in primo grado, misura che non si vedeva da decenni.

D’altra parte, ricordare non fa male: è un dato di fatto che la Lega è un partito che costituisce parte del governo fortemente razzista, misogino e xenofobo, oltre ad essere un partito complice dichiarato del genocidio in Palestina. Poi semmai, riguardo alle accuse di strage: è lo Stato italiano l’unico responsabile delle stragi, da sempre; e, noi anarchici, è dal 1970 che continuiamo e continueremo ad accusare lo Stato italiano come l’unico responsabile dell’epoca dello stragismo e della così detta “strategia della tensione”, comandata dagli USA, stragi come piazza Fontana, e, dove state voi a Brescia, piazza della Loggia, e che lo Stato in tutti questi anni ha fatto di tutto per uscirne impunito. Proprio per ciò mi piacerebbe ricordare e far notare alla corte che i numerosi politici e magistrati del periodo stragista degli anni 70 sono gli stessi che ancora sono protagonisti, e alcuni oggi governano, della vita pubblica italiana. Non vedo con quale legittimità proprio voi possiate accusarci di essere stragisti e terroristi.

Voi certo volete cancellare tutto ciò con un colpo di spugna. Sia il passato che il presente, i livelli altissimi di guerra totale, il razzismo statale e nazionale-sociale che avete diffuso e che si respirano oggi in Italia e nel mondo, e che voi come Stato da anni avete fomentato in tutta la società italiana facendolo passare come qualcosa che è privo di violenza, una semplice opinione… Volete sorvolare queste questioni fondamentali.

Queste sono alcune contestualizzazioni sociali e politiche e storiche; in sintesi, perché potrei continuare all’infinito. Certo voi potete condannarmi o no, sono qui prigioniero, ma non scordatevi mai che siete voi rappresentanti dello Stato quelli accusati di terrorismo e stragisti con storiche responsabilità.

E tutti questi fatti parlano delle ragioni sociali delle lotte da secoli degli oppressi del mondo. Io sono una piccola goccia, ma semplicemente dalla parte giusta della storia.

A prescindere e al di là di ciò che deciderete. lo condivido politicamente e solidarizzo con la lotta anarchica rivoluzionaria contro il capitale e lo Stato e solidarizzo con il popolo oppresso palestinese e con la lotta di liberazione rivoluzionaria contro il colonialismo occidentale! È per tutti questi motivi che questo processo e qualsiasi Stato non mi rappresentano, viste le continue stragi e genocidi della classe degli oppressi di cui io faccio parte, e le continue falsificazioni e manipolazioni di cui lo Stato è responsabile. Oggi, in modo assoluto rifiuto questa farsa statale, rifiuto questo tribunale e qualsiasi verdetto, sia esso di colpevolezza che di innocenza. Oggi dichiaro che per me questo processo è finito e non vedrete più la mia immagine.

Viva l’anarchia!

Juan Sorroche

02/10/2025

-AS2, c.c.Terni –

SA DOMU È FINITA-NASCE S’ATOBIU INTERNESCIONAL

L’esperienza dello spazio occupato di Via La Marmora continua! Crediamo che il modo migliore per evitare il degrado e l’abbandono degli edifici, sia quello dì viverli e prendersene cura, abitandoli quotidianamente. Alcuni percorsi finiscono, altri proseguono, tante persone ritornano e l’esperienza si allarga, in risposta a un’esigenza abitativa anticlassista e antirazzista urgente.

LA CASA È DI CHI L’ABITA
Collettivo Internescional

RACCONTO DI UN PESTAGGIO NEL CARCERE DI UTA

Riceviamo e pubblichiamo senza commenti, perché crediamo non ce ne sia bisogno, un brano di una lettera di un prigioniero del carcere di Uta (CA), che riferisce dei consueti torture e pestaggi degli sbirri sui prigionieri che si ribellano.

“[…] da un paio di settimane c’è in 14 bis (in isolamento stretto), M., […] che è quasi alla fine della sua “carriera” da carcerato, gli mancano poco più di tre anni […]. M. è in 14 bis, innanzitutto perché vorrebbe andare fuori dalle galere della Sardegna, questo anche perché l’isolamento delle carceri e della terra sarda gli ha fatto perdere il contatto con sua figlia, che purtroppo non sente dal suo arrivo in Sardegna, non ha neanche più contezza di dove si trovi.

[…] nella sua continua richiesta di trasferimento, che a parole non portava a nulla, è passato alle vie di fatto…, un bel dì ha preso per le orecchie il suo educatore […] ed ha dato un “buffetto” all’ispettore del piano.. Da lì isolamento e 14 bis. Penso che si lì in isolamento da un mesetto, ed ieri è ripassato alle vie di fatto. Infatti mentre un secondino ed un ispettore entravano nella cella ove è rinchiuso, M. è riuscito a “catturare” l’ispettore con il secondino che scappava a gambe levate, ed a “rinchiudersi” in cella con l’ospite. […] Non so se M. abbia liberato l’ospite, comunque nel pomeriggio (diciamo dopo l’una) c’è stato l’assalto con idranti, smeriglio, caschi, manganelli… Morale della favola: M. è stato pestato così tanto, che dopo un po’ è arrivata un’ambulanza che dovrebbe averlo portato o all’ospedale di Is Mirrionis oppure al “Brotzu” , in quanto in quei due posti ci sono due reparti chiusi a disposizione del carcere.

[…]

P.S. Ultime notizie da M. Ieri anche lui si è difeso e la gente parla di secondini un po’ incerottati.”

LE GALERE SI CHIUDONO COL FUOCO

TUTTX LIBERX

Anarchicx contro carcere e repressione

PAOLO IN SCIOPERO DELLA TERAPIA

Il nostro compagno Paolo continua a lottare nel carcere di Uta. Da lunedì è in sciopero della terapia per la pressione ma nonostante questo, o forse proprio per la sua volonta di lottare contro la tortura quotidiana del carcere, viene ignorato da medici, garanti e chiunque altro sebbene già accusi malesseri.

Il suo processo che avrebbe dovuto tenersi il 7 ottobre è stato rinviato al 12 novembre.

Ricordiamo che l’indirizzo per scrivergli è: Paolo Todde, C.C. “E. Scalas”, Zona Industriale Macchiareddu 19, 09123 Uta (CA)

COMPLICI E SOLIDALI CON PAOLO

SEMPRI AINNANTISI

TUTTX LIBERX

Anarchicx contro carcere e repressione

NOTIZIE DALLA GALERA DI UTA

Riceviamo da un prigioniero del carcere di Uta e pubblichiamo. Come sempre crediamo non sia necessario nessun commento. Ci preme però ricordare che l’acqua che bevono e utilizzano i prigionieri di Uta per lavarsi è fortemente contaminata da colibatteri fecali, ma dai vari garanti, deputati e eurodeputati che periodicamente si fanno la passeggiata dentro il carcere, per questo come per le altre torture, solo il silenzio.

“[…] sono quattro prigionieri che sono prossimi a tirare le cuoia, ma che ostinatamente vengono tenuti qua dentro, poi […] un quinto prigioniero che, anche per motivi angrafici, alla veneranda età di quasi 90 anni (dovrebbe avere 88 anni), ed almeno più di 40 anni di branda (dovrebbero essere 44 anni continui), trainato in una carrozzina da un piantone, è più di là che di qua…, però questo Stato non li molla.

Gente allettata semincosciente, con il pannolone e lavata con le spugnature, girata di tanto in tanto per evitare la formazione di piaghe da decubito, con una temperatura della cella vicino ai 35-38 ºC, una tortura che non si può augurare neanche al peggior nemico, meglio un colpo in testa e addio; invece, questi bastardi riescono a fare relazioni dove viene richiesta la permanenza in carcere. In realtà, poi hanno parlato di una dottoressa, che ha in carico tali <<pazienti>>, che si arrabatta, si incazza, combatte affinché abbiano quello che gli spetta […]. Ê una battaglia contro i mulini a vento, c’è un muro di gomma che separa la realtà giornaliera, all’ottusità, cattiveria, malevolenza statale… Però continuo a pensare e a dire, che dietro lo Stato ci sono degli uomini e delle donne, sono loro che <<tirano>> la carretta.. c’è qualcuno che dice che lo fanno per lo stipendio, oppure che se non ci fosse lui ci sarebbe qualcun altro, e forse anche peggiore a fare il suo lavoro.”

SOLIDALI CON TUTTI I PRIGIONIERX

FUOCO ALLE GALERE

LIBERO DALLA GALERA DI UTA PER FINIRE DIRETTAMENTE NEL CPR.

Nella mattinata di oggi, 19 agosto, ci siamo ritrovati fuori dal carcere di uta in attesa della scarcerazione di un nostro amico tunisino conosciuto in questi mesi tramite corrispondenza. Nei mesi passati attraverso le lettere ha dato una testimonianza diretta degli abusi che ha subito, facendo i nomi di alcuni responsabili delle violenze nei suoi confronti. In un ultima sua lettera ci ha avvisato che c’era anche l’opzione di una deportazione o di un trasferimento al cpr di Macomer, ma senza ovviamente nulla di certo.Dopo diverse ore sotto il sole in attesa della sua liberazione, dove tutto è scivolato via tranquillo con la solita schifosa routine, ad un certo momento ci siamo accorti di un pò di fermento all interno del piazzale principale con un insolito viavai di guardie. Alcune di esse poco dopo con assoluta tranquillità e sfacciataggine sono uscite dal cancello con chiaro intento provocatorio per fotografare noi e la macchina, tornando dentro poco dopo. Passata una buona mezz’ora, circa una quindicina di guardie sono riuscite ma stavolta con un blindato della penitenziaria al seguito bloccando di fatto noi e la rotatoria per “facilitare” l’uscita di una macchina in borghese con il nostro amico dentro che, capendo la situazione e riconoscendoci da dentro la macchina, ammanettato ci ha salutato calorosamente. Immaginandoci la destinazione ma non avendo certezza abbiamo chiamato l’avvocato che ci ha confermato che la destinazione piu plausibile sia il cpr di Macomer. Nonostante continuino in tutti i modi a metterci i bastoni tra le ruote per spezzare la solidarietà verso tutte quelle persone che non si piegano a questo sistema, noi saremo sempre fuori da tutte le galere ad urlare quanto queste ci fanno schifo.

FUOCO ALLE CARCERI

FUOCO AL CPR

MORTE ALLE GUARDIE

LIBERTÀ PER TUTTI

CAMBIA DIRETTORE MA LA MERDA RIMANE LA STESSA

Dopo il clamore suscitato dallo sciopero della fame iniziato a staffetta dai prigionieri di Uta e poi proseguito da un nostro compagno sino al 21 giugno scorso, l’amministrazione del carcere, diretta da Marco Porcu, aveva ben pensato di riempire l’acqua di cloro rendendone impossibile anche l’utilizzo per cucinare.

Visto l’entrata del nuovo direttore, Pietro Borruto, abile a pavoneggiarsi di fronte alle telecamere parlando a vanvera del benessere dei detenutx, qualcuno ha fatto rianalizzare l’acqua a disposizione dei prigionierx per bere, lavarsi, etc.. Le analisi hanno rilevato una quantità di 600 Unità Formanti Colonie (batteriche) per millilitro d’acqua (il limite di legge è 0). In altre parole nell’acqua, che si beve e con cui ci si lava a Uta, è presente una significativa contaminazione fecale.

In altre parole cambia il direttore ma, come ci aspettavamo, la quantità di merda è rimasta la stessa; alla faccia di garanti, politici e leccapiedi che appaiono indaffarati nel criticare la situazione delle galere ma operano perchè tutto rimanga così com’è.

Solidali con i prigionierx, ci rivedremo presto di fronte ai cancelli della galera di Uta

NO 41-BIS NÉ A UTA NÉ ALTROVE

FUOCO ALLE GALERE

TUTTX LIBERX

!!!!!! 9 AGOSTO !!!!!!!!!!!!!!!!

SERATA BENEFIT PER LA CASSA PRIGIONIERX

PER UN MONDO SENZA GALERE PER UN MONDO SENZA SFRUTTATX LIBERTA PER TUTTI E TUTTE

La Cassa Prigionieri nasce a Cagliari nel 2023 grazie a un gruppo di compagnx che hanno preso parte alle lotte anticarcerarie sviluppate durante lo sciopero della fame di Alfredo Cospito.

Nel contesto storico attuale, il carcere rappresenta sempre più spesso il punto di approdo per molti compagnx impegnatx nelle lotte di piazza e nei conflitti sociali. Non a caso, gli ultimi decreti sicurezza hanno intensificato la repressione anche all’interno delle carceri, dotando gli sbirri di strumenti straordinari di controllo, repressione e tortura.

È in questo scenario che si è sentita la necessità di creare uno strumento utile a sostenere i/le prigionierx di tutte le strutture detentive (carceri, CPR, REMS, ICAM).

I contributi della Cassa hanno quindi lo scopo di supportare i/le prigionierx durante la reclusione, coprendo i bisogni quotidiani e favorendo la crescita e la diffusione delle lotte anticarcerarie — inclusa l’evasione — con la speranza di alleviare, almeno in parte, la sofferenza causata dalla tortura sistematica che i/le prigionierx subiscono.

Poiché si tratta di una Cassa per i/le prigionierx, si è scelto di sostenere anche eventuali necessità legate alle fasi del giudizio, escludendo però qualsiasi contributo alle spese relative agli onorari dei legali.

TUTTX LIBERX — FUOCO A GALERE E CPR

QUANDO L’ARTE INCIPRIA IL LAGER

Vado ai colloqui nel carcere di Uta, con regolarità. Siamo preparate ad aspettare sotto il sole. Due settimane fa c’erano più bambini del solito ad aspettare. “Mamma ho caldo”-“ Mamma voglio andare via”. Poi la secondina alla porta fa entrare i bambini e le madri e ci dice di aspettare ancora fuori, al caldo di luglio col bene che ti voglio. Perché c’è un evento. Qualcuna vicino a me dice : “Cos’è la giornata delle famiglie?” Viene fulminata con lo sguardo dalla guardia. Finalmente ci fanno entrare, ma non si possono depositare i pacchi per i prigionieri perché un artista mascherato lo usa come tavolo da disegno. “Mamma non voglio disegnare, voglio vedere babbo”.
La settimana successiva c’erano forme geometriche sui muri della sala in cui passi meno tempo ad aspettare ( il più è fuori al caldo). La settimana dopo su quei rettangoli e quadrati c’erano scritte orwelliane. Prima della sala perquisizioni: “Esibire i propri sentimenti “. Dove dai i documenti: “È severamente concesso l’ingresso”. Tutte scritte irritanti per le femaiglie in quanto a confronto dell’esperienza risultano semplicemente sarcastiche.

Sui termosifoni: Manu invisible 2025. Quanti soldi ti sei preso (con Domus de Luna e ELAN cooperativa sociale) per fare il belletto al lager?

TUTTX LIBERX, FUOCO ALLE GALERE

IMPORTANTE INIZIATIVA ANTICARCERARIA A PALERMO

CONDIVIDIAMO QUESTA IMPORTANTE E INTERESSANTE INIZIATIVA ARRIVATA DALLA SICILIA

Ha senso oggi, con un piede dentro la terza guerra mondiale, una

iniziativa specifica contro il carcere? C’è ancora tempo per tenere

insieme l’attenzione alle condizioni di chi è rinchiuso/a con il

pensiero agli occhi affamati dei bambini di Gaza?

Pensiamo di sì, per diverse e importanti ragioni. Perché lo sciopero

della fame di Alfredo Cospito, Paolo Todde e di molte/i altre/i, sono

gesti individuali che richiamano la resistenza di un intero popolo posto

al 41 bis dallo stato sionista. Perché rompere l’aura di sacralità

dell’Antimafia in Sicilia, parlando di DNAA, è un colpo al più potente

apparato ideologico/morale e militare di spoliazione, controllo e

repressione della “nostra” storia nazionale. Perché non disperdere la

memoria delle lotte di oggi e di chi ci ha preceduto è parte della

nostra liberazione. Perché rimpinguare le casse anti-repressione

significa continuare a tessere solidarietà rivoluzionaria.

————

La DNAA ( Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo) è il fiore

all’occhiello del sistema repressivo dello Stato italiano. Nata nel 1992

come Direzione Nazionale Antimafia, dal 2015 inizia ad occuparsi anche

di reati riguardanti il terrorismo aggiungendo una “A” al proprio nome.

La riunificazione dei fenomeni mafioso e terroristico sotto uno stesso

corpo repressivo rende evidenti le commistioni e gli sconfinamenti nella

costruzione di queste figure simbolico-spettacolari da parte dello

Stato. Mafia e terrorismo sono infatti sempre più “idee senza parole”,

contenitori astratti utili a terrorizzare la popolazione, ad ergere lo

Stato e i suoi servi a protettori dal Male assoluto e a mantenere in

piedi uffici e cariche per magistrati che costruiscono le proprie

carriere sulla pelle di sfruttate e oppressi.

La nascita della DNA nel 1992 aveva provocato molte perplessità anche in

alcuni giuristi e osservatori democratici, ma dopo gli attentati di

Capaci e di via D’Amelio, approfittando del panico morale da essi

generati, lo Stato italiano aveva ormai le risorse simboliche per

rendere intoccabile la sua nuova superprocura e per dar vita a quella

barbarie che risponde al nome di 41bis( ordinamento che è figlio

dell’articolo 70 del codice penitenziario e che nel 2002 è stato esteso

anche ai reati di terrorismo). La posizione geografica e psicogeografica

di frontiera fra Europa e Africa della Sicilia permette di mobilitare

tutto l’armamentario spettacolare che può trattare un fenomeno

strutturalmente funzionale al dominio di merce e autorità, come un male

estremo a cui lo Stato non può che opporre l’estremo rimedio della

violenza e della tortura. Criticare l’operato delle procure antimafia

diventa impossibile e le varie inchieste messe in piedi da queste

rendono sempre più larghe le maglie di regimi detentivi come Alta

Sicurezza e 41bis. Si è quindi venuta a creare una retorica che

squalifica come mostruoso chiunque non accetti la sacralità delle Leggi

dello Stato e rifiuti l’identificazione di giusto e legale.

Per quanto riguarda il terrorismo crediamo sia utile partire

dall’articolo 270sexies del codice penale. Tale articolo, infatti,

definisce “condotte con finalità di terrorismo” tutti quegli atti che

“costringono i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a

compiere o ad astenersi dal compiere un qualsiasi atto”, estendendo tale

categoria a chiunque non si limiti alla protesta legale e democratica e

dunque completamente gestibile e riassorbibile da Stato e padroni.

Con la nascita della DNAA, lo Stato può utilizzare facilmente la

legittimità simbolica e le capacità investigative accumulate contro

chiunque non accetti i progetti del potere, comprendere ciò si fa sempre

più necessario e fondamentale per rispondere al salto di qualità

introdotto dalla controparte nel campo della repressione. A maggior

ragione adesso che, con gli scenari di guerra che si profilano

all’orizzonte, le fila dei nemici interni si vanno ingrossando sempre

più.

Ma, come ogni spettacolo, anche l’antimafia e l’antiterrorismo non sono

qualcosa di inscalfibile: lo sciopero della fame del compagno anarchico

Alfredo Cospito sottoposto al regime del 41bis e le azioni diurne e

notturne che si sono sviluppate in Italia e nel mondo in sua solidarietà

hanno aperto una breccia che non potrà essere richiusa facilmente. La

lotta può dissacrare la religione della legalità e dissolvere la cortina

fumogena eretta a difesa dello Stato.

Di questo vorremmo parlare a partire dall’opuscolo Ruolo e strategie

repressive della DNAA con la presenza di alcuni/e curatori/trici della

cassa di solidarietà La Lima il 26 luglio alle 15:30 ad Alavò in via

Duca Lancia di Brolo, Polizzi Generosa (PA)