Sempre al fianco di Juan, condannato a 5 anni nel processo di Brescia sull’azione contro la POLGAI + Volantino distribuito all’Aquila il 16 gennaio

Sempre al fianco di Juan, condannato a 5 anni nel processo di Brescia

Giovedì 15 gennaio il nostro amico e compagno Juan è stato condannato a 5 anni per «atto con finalità di terrorismo» (280bis) nel processo bresciano per l’azione contro la POLGAI. Se questa condanna divenisse definitiva, il fine pena per Juanito, al momento fissato al 2045, si sposterebbe ancora più in là. Data la fragilità dell’inchiesta e degli elementi a carico del compagno, puntualmente contestati dalla difesa, si poteva sperare in un’assoluzione. Così non è stato: evidentemente i giudici bresciani e i giudici popolari che componevano la corte d’assise, con la consueta viltà e indifferenza per le vite degli altri, non hanno voluto mandare al macero un’indagine durata anni e costata molte migliaia di euro, poiché giunta al terzo tentativo di attribuire a Juan (e inizialmente anche a un altro compagno, poi definitivamente scagionato) la responsabilità dell’azione. Dal canto nostro, nell’attesa del processo d’appello, continuiamo la mobilitazione al fianco del nostro Juan: se è “innocente” merita tutta la nostra solidarietà, se è “colpevole” la merita ancora di più!

I NOSTRI COMPAGNI NON LI SCORDIAMO MAI! JUAN LIBERO, ABBASSO LA POLGAI!

Compagni e compagne

Per continuare a scrivere al compagno:

Juan Antonio Sorroche Fernandez
C. C. di Terni
strada delle Campore 32
05100 Terni

https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/01/18/sempre-al-fianco-di-juan-condannato-a-5-anni-nel-processo-di-brescia-sullazione-contro-la-polgai-volantino-distribuito-allaquila-il-16-gennaio/

Riflessioni di fine sciopero e lotta alla guerra (da Stecco)

per assottigliare la linea del privilegio (lo scrivo in quanto sono un uomo bianco con i documenti a posto) occorre che ognuno a modo proprio prenda posizione e si chieda cosa è disposto a fare delle proprie scelte di vita, scrollandosi di dosso alcune zavorre ideologiche per osservare il mondo al di fuori degli steccati che ci tengono in una zona di sicurezza, e questo non vuol dire abbandonare i propri principi e metodi.”

Continua qui: https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/01/14/luca-dolce-detto-stecco-testo-di-fine-sciopero-e-riflessioni-sulla-lotta-alla-guerra-novembre-dicembre-2025/

Crediamo che sia utile, visto le frenetiche investigazioni di Digos e tribunali, dare una lettura al documento pubblicato nel blog arachidi

IN SCIOPERO DELLA FAME E DELLA SETE, CARCERE DI ALGHERO.

Riceviamo e diffondiamo il testo scritto dai familiari di un detenuto nel carcere di Alghero in sciopero della fame e della sete. Chiediamo a tutti e tutte di far girare il più possibile la notizia nei modi e canali che si ritiene opportuni. Non lasciamo solo chi lotta!

Da 6 giorni un detenuto del carcere di Alghero è in sciopero della fame e della sete.

Una protesta silenziosa. Un gesto estremo.

Ad agosto 2025 attendeva l’esito per il permesso premio.

Ha frequentato regolarmente la scuola, partecipato a corsi di formazione, nessuna sanzione disciplinare.

Gli è stato detto di aspettare ancora.

Tre mesi. Nulla.

Un altro mese. Nulla.

Oltre ogni termine previsto.

Senza risposte.

Non ce l’ha più fatta a sentirsi invisibile.

Da due giorni le sue condizioni sono peggiorate.

Senza acqua il corpo cede.

Chiediamo che venga tutelata immediatamente la sua salute

e che venga data una risposta chiara e formale sulla sua posizione.

Anche in carcere si resta esseri umani.

Il carcere non può diventare un luogo dove il tempo e le persone scompaiono.

UN SALUTO DALLA CAYENNA DI UTA

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un prigioniero del carcere di Uta. Mentre garanti e il sindaco progressista di Cagliari si dichiarano contrari al 41 bis non perchè è una tortura di stato ma per le infiltrazioni mafiose che potrebbe portare in Sardegna (sic!), ad Uta vengono perpetrati tanti soprusi sia sui prigionieri che sui familiari che costituiscono una vera e propria forma di degradazione e umiliazione, ovvero di tortura. L’acqua continua a non essere potabile e la ASL di Cagliari, interpellata in proposito per iscritto, non risponde. Siamo lieti del fatto che la garante Irene Testa, abbia percepito uno squarcio del mondo reale, e che abbia parlato della condizione umiliante in cui i familiari dei prigionieri devono attendere per entrare ai colloqui. Noi lo denunciamo da molto tempo, continuando a pensare che le galere vadano distrutte.
Qui il testo della lettera

[…] Dei tre […] che avevano arrestato l’autunno scorso, […] dopo che si è concluso il processo di primo grado, con delle condanne differenziate […] io sono l’unico che sta in galera […]. […] ho il riesame per i domiciliari, con scarsissime possibilità di uscire da questo posto. Subito dopo l’uscita di cella di JF, c’è stato il tetntativo di assalto al posto letto vacante, infatti il carcere è pieno come un uovo, sabato eravamo in 744, su una capienza regolare sotto i 480, e dove sono io rinchiuso, siamo in tre prigionieri, malgrado ci sia saldata un’altra branda.
Il coordinatore del piano: Vice Ispettore Sarno, dopo uno, due giorni, con prepotenza ha cercarto di infilarci il quarto prigioniero in cella, è venuto con il codazzo di secondini che lo spalleggiavano, purtroppo dietro avevano anche il prigioniero, che doveva ulteriormente “riempire” la gabbia, che tra l’altro lo conosco da anni (il prigioniero), ma che io non ho accettato in cella perchè in quattro, rinchiusi 22 ore al giorno, è impossibile viverci. Sarno con fare strafottente ha intimato ad un suo sottoposto di aprire la cella -perchè qua sia fa come dico io-, non ci ho visto più, e con un pugno ho esploso la TV…, si sono bloccati tutti, hanno rinchiuso il blindo e sono andati via.
Ora come ora so che dovrò pagare come nuova la TV, e mi aspetto come minimo una denuncia, e con questa (se arriverà) sarà la terza in quattordici mesi di galera.
Una denuncia è a dir poco assurda, il tutto sarebbe avvenuto il 31 gennaio scorso (giorno del mio compleanno), quando fuori dalle mura scoppiavano botti, e c’erano cori di incoraggiamento…, io, secondo loro, avrei inveito contro il corpo della polizia penitenziaria, tanto che nel successivo mese di agosto, mi è arrivata la denuncia per vilipendio al corpo della polizia penitenziaria, è la prima volta che sento una cosa del genere.
Onestamente ne vado fiero.
Piuttosto a farmi colloquio vengono (o venivano?) delle compagne e dei compagni, che si sono beccato una quindicina di giorni fa un 270 bis, ben sei di loro lo hanno beccato, e adesso non so se li faranno entrare ancora in carcere.
Come sempre la corrispondenza va a singhiozzo, però il morale è alto, le letture mi fanno compagnia, e poca TV (me l’hanno rimessa dopo due o tre giorni)…, certo stare rinchiusi almeno 22 ore al giorno è pesante, di mandarmi in una sezione aperta non se ne parla…, se non altro m i sono iscritto a scuola: Vª alberghiero, ma devo usare dei sotterfugi per poterci andare (questo dal martedì al venerdì di ogni settimana), in quanto questi carabinieri mancati fanno orecchie da mercante.

Un saluto dalla cayenna di Uta

L’OPERAZIONE MAISTRALI: UN TEOREMA DI UN GIUDICE E DELLA DIGOS PER FERMARE LE LOTTE

NON PIEGARE LA TESTA DI FRONTE ALLO STATO E AI SUOI SERVI

CONTRO LA GUERRA DEGLI STATI

CONTRO LA PACE SOCIALE

Ci sono molti modi di uccidere. Si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra ecc. Solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato. B. Brecht “Il libro delle svolte”

Il 21 novembre ancora una volta la Digos di Cagliari e il tribunale lanciano una maxioperazione, denominata “Maistrali”, in cui sono indagatx 36 compagnx per vari reati e 10 di questi anche per associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico (il famigerato 270-bis), per le lotte anticarcerarie, antimilitariste e antifasciste, scritte sui muri comprese, condotte dal 2020 sino ad oggi. Fatti che sbirri e tribunale cuciono insieme in maniera bizzarra per poter giustificare le loro interpretazioni e le loro richieste. Nonostante lo Stato accusi di terrorismo chi lotta, l’unica motivazione di questa operazione è ancora una volta diffondere paura per combattere il conflitto sociale emergente in gran parte del pianeta.   

Mentre l’opinione pubblica è stordita dai social e dai bombardamenti mediatici sulla sicurezza, gli stati e i loro eserciti continuano ad armarsi, con enormi investimenti senza precedenti, impoverendo lavoratorx e sfruttatx. Per giustificare questa politica hanno bisogno di creare un nemico. Infatti, la soluzione più facile è classificare la popolazione in amici e nemici, individuando come nemici coloro che non vogliono o non possono ottemperare alle prescrizioni di un sistema capitalistico diretto, con sempre più determinazione, verso l’annientamento dell’essere umano. I nuovi reati, le misure di prevenzione, il carcere, la tortura sono un utile monito verso chi non sia ancora convinto di schierarsi dalla parte dello Stato.

Ogni volta che il conflitto sociale prende forza, lo Stato emana leggi che rilanciano norme per controllare ogni dissenso in qualunque forma si manifesti. Norme scritte in maniera da dare la possibilità ai giudici di interpretarle, variando arbitrariamente la fattispecie di reato e colpire più pesantemente tuttx coloro che si oppongono e tuttx coloro che sono solidali.

L’irrogazione sfrenata di misure preventive per chi tenti di lottare nei luoghi, siano piazze, carceri o cpr, in cui lo Stato esercita la sua violenza razzista contro poverx e migrantx, ha il solo fine di proteggere quei luoghi che servono per separare il proletariato dai potenti e dai padroni. La continua collaborazione tra forze di polizia ed esercito è utile allo Stato per proteggere gli sfruttatori e i loro servi, picchiatori fascisti e i militari, tutti criminali assassini appena capita l’occasione, tanto in tempi di guerra come in tempi di pace.

Siamo convinti che l’unico modo per protestare contro le regole sia infrangerle; quanto più il sistema ha paura più cerca di incuterne a chi si oppone, anche normalizzando l’uso della violenza verso chi non si adegua. La voglia di libertà non può essere fermata dalle concessioni del potere, la libertà ce la si prende. Non facciamo e non faremo nessun passo indietro rispetto alle nostre scelte e alle nostre lotte ribadendo che non saranno i loro processi, con le sentenze che vorrebbero già scritte, le loro minacce e le loro torture ad impedirci di stare sempre dalla parte dei debolx e degli sfruttatx che lottano.

TUTTX LIBERX

SEMPRE DALLA PARTE DI CHI LOTTA

FUOCO ALLO STATO E ALLE GALERE

Anarchicx contro carcere e repressione

AGGIORNAMENTI DALLE GALERE SARDE

Il Tribunale di Cagliari ha respinto la richiesta di detenzione domiciliaria del nostro compagno Paolo fatta del suo avvocato, motivando il provvedimento col rischio che il reato possa essere reiterato. Come detto in altre occasioni non crediamo nei tribunali, strumenti putridi dello Stato, utili solo per esercitare la violenza della legalità con chi non abbassa la testa e lotta.Noi ne prendiamo atto e continuiamo la lotta al suo fianco sino a quando le carceri non si ridurranno ad un cumulo di macerie.

Il nostro compagno magrebino che da Uta era stato trasferito al CPR di Macomer, dopo la conferma del trattenimento, nonostante avesse ingerito quattro grosse viti d’acciaio che non ha ancora espulso e si trovasse in sciopero della fame, è stato deportato, ad insaputa del suo avvocato, insieme ad altri 9 prigionieri, tramite un volo della Guardia di Finanza decollato dall’aeroporto di Oristano, al CPR di Caltanisetta. Ci racconta che niente è cambiato, ha trovato ancora trattamenti disumani e violenze.

PAOLO LIBERO
TUTTX LIBERX
FUOCO ALLE GALERE
FUOCO AI CPR

Oggi, mercoledì 12 novembre si è svolto il processo contro il nostro compagno Paolo e due nostri amici, in carcere da più di un anno in custodia cautelare accusati di rapina a mano armata.

L’udienza si è conclusa con tre condanne, la più alta, 5 anni e 2 mesi, è stata inflitta, con rito abbreviato, a Paolo.

Pensiamo che Paolo sia stato punito soprattutto per la sua lotta dentro il carcere che ha svelato non solo gli abusi e i soprusi dell’amministrazione carceraria, ma anche l’enorme contraddizione, che non ci stupisce, di uno Stato che, pur di continuare a trattare in maniera inumana e degradante prigionieri e familiari, non rispetta neppure le proprie schifose leggi, nel silenzio complice del tribunale di sorveglianza e dei garanti.

Nonostante l’udienza si sia svolta a porte chiuse, siamo riusciti incrociare e salutare i nostri tre amici nei corridoi del tribunale. La risposta è stata calorosa nonostante il nutrito numero di guardie che cercavano di impedirlo.

Fuori dal tribunale si è svolto un presidio di solidarietà di una trentina di compagnx sotto lo sguardo dei soliti ficcanaso di turno.

Siamo solidali e complici con Paolo, Joan e Walter e lotteremo ancora contro tutte le galere sino a quando non ne rimarranno solo macerie

PAOLO LIBERO

TUTTX LIBERX

FUOCO ALLE GALERE

Anarchicx contro carcere e repressione