
I prigionieri del CPR di Macomer ci informano che, a seguito delle rivolte lo spazio a disposizione si riduce sempre più; sono in tutto poco più di venti trattenuti di cui almeno 8 dormono nella sala mensa e gli altri nell’unico blocco che resta. In altre parole, due blocchi sono inutilizzabili, auspichiamo che presto lo sia anche il terzo. Dopo le rivolte, i prigionieri hanno un solo telefono a disposizione che spesso viene lasciato senza credito o con la batteria scarica perché tutto continui ad accadere in silenzio.
La temperatura all’interno della struttura supera di gran lunga i 40 gradi, visto che non esistono sistemi di ventilazione e/o condizionamento dell’aria e gli stanzoni in cui vengono rinchiusi i prigionieri sono privi di finestre. L’amministrazione distribuisce giornalmente solo una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo, a temperatura ambiente, a ciascun detenuto, bottiglia che forse può servire solamente per tentare di mandare giù un cibo che, ci ripetono, è a dir poco rivoltante.
Di fronte all’insofferenza esiste una sola risposta dell’amministrazione appoggiata dalla Prefettura di Nuoro, primo responsabile della gestione e che fra pochi mesi aggiudicherà il nuovo appalto a qualche cooperativa pronta a speculare sulla pelle dei migranti; la risposta è il manganello della polizia di fronte ad operatori che quando non collaborano assistono in silenzio ad abusi e violenze, mentre il medico responsabile sostiene sempre che va tutto bene e nessun prigioniero ha mai necessità di alcun tipo di prestazione medica.
I prigionieri cercano di trovare una maniera collettiva e solidale di sopravvivere e alimentare la speranza di potere uscire da questa situazione da incubo, nel momento in cui realizzano che la speranza si infrange contro le mura di questo lager fanno la cosa giusta. Sino a quando del CPR non rimarranno solo rovine.
SOLIDALI E COMPLICI CON LE LOTTE DEI PRIGIONIERI
