“per assottigliare la linea del privilegio (lo scrivo in quanto sono un uomo bianco con i documenti a posto) occorre che ognuno a modo proprio prenda posizione e si chieda cosa è disposto a fare delle proprie scelte di vita, scrollandosi di dosso alcune zavorre ideologiche per osservare il mondo al di fuori degli steccati che ci tengono in una zona di sicurezza, e questo non vuol dire abbandonare i propri principi e metodi.”
Luigi dal carcere di Catania

Una interessante lettera di Luigi (prigioniero Operazione Ipogeo) dal carcere di Piazza Lanza (Catania).
[…] qui imparo a rifiutare l’etichetta di prigioniero politico, sarebbe l’ennesimo tentativo, che lo stato già fa con il regime di AS2, di creare “classi”, non cadrò in questo tranello […]
Continua https://brughiere.noblogs.org/post/2026/01/18/una-lettera-di-luigi-dal-carcere-di-catania/
Dati affollamento carceri sarde
IN SCIOPERO DELLA FAME E DELLA SETE, CARCERE DI ALGHERO.
Riceviamo e diffondiamo il testo scritto dai familiari di un detenuto nel carcere di Alghero in sciopero della fame e della sete. Chiediamo a tutti e tutte di far girare il più possibile la notizia nei modi e canali che si ritiene opportuni. Non lasciamo solo chi lotta!
Da 6 giorni un detenuto del carcere di Alghero è in sciopero della fame e della sete.
Una protesta silenziosa. Un gesto estremo.
Ad agosto 2025 attendeva l’esito per il permesso premio.
Ha frequentato regolarmente la scuola, partecipato a corsi di formazione, nessuna sanzione disciplinare.
Gli è stato detto di aspettare ancora.
Tre mesi. Nulla.
Un altro mese. Nulla.
Oltre ogni termine previsto.
Senza risposte.
Non ce l’ha più fatta a sentirsi invisibile.
Da due giorni le sue condizioni sono peggiorate.
Senza acqua il corpo cede.
Chiediamo che venga tutelata immediatamente la sua salute
e che venga data una risposta chiara e formale sulla sua posizione.
Anche in carcere si resta esseri umani.
Il carcere non può diventare un luogo dove il tempo e le persone scompaiono.
UN SALUTO DALLA CAYENNA DI UTA
Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un prigioniero del carcere di Uta. Mentre garanti e il sindaco progressista di Cagliari si dichiarano contrari al 41 bis non perchè è una tortura di stato ma per le infiltrazioni mafiose che potrebbe portare in Sardegna (sic!), ad Uta vengono perpetrati tanti soprusi sia sui prigionieri che sui familiari che costituiscono una vera e propria forma di degradazione e umiliazione, ovvero di tortura. L’acqua continua a non essere potabile e la ASL di Cagliari, interpellata in proposito per iscritto, non risponde. Siamo lieti del fatto che la garante Irene Testa, abbia percepito uno squarcio del mondo reale, e che abbia parlato della condizione umiliante in cui i familiari dei prigionieri devono attendere per entrare ai colloqui. Noi lo denunciamo da molto tempo, continuando a pensare che le galere vadano distrutte.
Qui il testo della lettera
[…] Dei tre […] che avevano arrestato l’autunno scorso, […] dopo che si è concluso il processo di primo grado, con delle condanne differenziate […] io sono l’unico che sta in galera […]. […] ho il riesame per i domiciliari, con scarsissime possibilità di uscire da questo posto. Subito dopo l’uscita di cella di JF, c’è stato il tetntativo di assalto al posto letto vacante, infatti il carcere è pieno come un uovo, sabato eravamo in 744, su una capienza regolare sotto i 480, e dove sono io rinchiuso, siamo in tre prigionieri, malgrado ci sia saldata un’altra branda.
Il coordinatore del piano: Vice Ispettore Sarno, dopo uno, due giorni, con prepotenza ha cercarto di infilarci il quarto prigioniero in cella, è venuto con il codazzo di secondini che lo spalleggiavano, purtroppo dietro avevano anche il prigioniero, che doveva ulteriormente “riempire” la gabbia, che tra l’altro lo conosco da anni (il prigioniero), ma che io non ho accettato in cella perchè in quattro, rinchiusi 22 ore al giorno, è impossibile viverci. Sarno con fare strafottente ha intimato ad un suo sottoposto di aprire la cella -perchè qua sia fa come dico io-, non ci ho visto più, e con un pugno ho esploso la TV…, si sono bloccati tutti, hanno rinchiuso il blindo e sono andati via.
Ora come ora so che dovrò pagare come nuova la TV, e mi aspetto come minimo una denuncia, e con questa (se arriverà) sarà la terza in quattordici mesi di galera.
Una denuncia è a dir poco assurda, il tutto sarebbe avvenuto il 31 gennaio scorso (giorno del mio compleanno), quando fuori dalle mura scoppiavano botti, e c’erano cori di incoraggiamento…, io, secondo loro, avrei inveito contro il corpo della polizia penitenziaria, tanto che nel successivo mese di agosto, mi è arrivata la denuncia per vilipendio al corpo della polizia penitenziaria, è la prima volta che sento una cosa del genere.
Onestamente ne vado fiero.
Piuttosto a farmi colloquio vengono (o venivano?) delle compagne e dei compagni, che si sono beccato una quindicina di giorni fa un 270 bis, ben sei di loro lo hanno beccato, e adesso non so se li faranno entrare ancora in carcere.
Come sempre la corrispondenza va a singhiozzo, però il morale è alto, le letture mi fanno compagnia, e poca TV (me l’hanno rimessa dopo due o tre giorni)…, certo stare rinchiusi almeno 22 ore al giorno è pesante, di mandarmi in una sezione aperta non se ne parla…, se non altro m i sono iscritto a scuola: Vª alberghiero, ma devo usare dei sotterfugi per poterci andare (questo dal martedì al venerdì di ogni settimana), in quanto questi carabinieri mancati fanno orecchie da mercante.
Un saluto dalla cayenna di Uta
AGGIORNAMENTI DALLE GALERE SARDE
Il Tribunale di Cagliari ha respinto la richiesta di detenzione domiciliaria del nostro compagno Paolo fatta del suo avvocato, motivando il provvedimento col rischio che il reato possa essere reiterato. Come detto in altre occasioni non crediamo nei tribunali, strumenti putridi dello Stato, utili solo per esercitare la violenza della legalità con chi non abbassa la testa e lotta.Noi ne prendiamo atto e continuiamo la lotta al suo fianco sino a quando le carceri non si ridurranno ad un cumulo di macerie.
Il nostro compagno magrebino che da Uta era stato trasferito al CPR di Macomer, dopo la conferma del trattenimento, nonostante avesse ingerito quattro grosse viti d’acciaio che non ha ancora espulso e si trovasse in sciopero della fame, è stato deportato, ad insaputa del suo avvocato, insieme ad altri 9 prigionieri, tramite un volo della Guardia di Finanza decollato dall’aeroporto di Oristano, al CPR di Caltanisetta. Ci racconta che niente è cambiato, ha trovato ancora trattamenti disumani e violenze.
PAOLO LIBERO
TUTTX LIBERX
FUOCO ALLE GALERE
FUOCO AI CPR
Apprendiamo con gioia che Walter e Joan, coimputati del nostro compagno Paolo, da ieri sono fuori dal carcere di Uta e sottoposti ai domiciliari.
Ci auguriamo che anche Paolo venga scarcerato appena si impugnano le carte della sentenza.
Sperando che tutti e tre possano tornare completamente liberi al più presto.
FUOCO ALLE GALERE
TUTTX LIBERX

Oggi, mercoledì 12 novembre si è svolto il processo contro il nostro compagno Paolo e due nostri amici, in carcere da più di un anno in custodia cautelare accusati di rapina a mano armata.
L’udienza si è conclusa con tre condanne, la più alta, 5 anni e 2 mesi, è stata inflitta, con rito abbreviato, a Paolo.
Pensiamo che Paolo sia stato punito soprattutto per la sua lotta dentro il carcere che ha svelato non solo gli abusi e i soprusi dell’amministrazione carceraria, ma anche l’enorme contraddizione, che non ci stupisce, di uno Stato che, pur di continuare a trattare in maniera inumana e degradante prigionieri e familiari, non rispetta neppure le proprie schifose leggi, nel silenzio complice del tribunale di sorveglianza e dei garanti.
Nonostante l’udienza si sia svolta a porte chiuse, siamo riusciti incrociare e salutare i nostri tre amici nei corridoi del tribunale. La risposta è stata calorosa nonostante il nutrito numero di guardie che cercavano di impedirlo.
Fuori dal tribunale si è svolto un presidio di solidarietà di una trentina di compagnx sotto lo sguardo dei soliti ficcanaso di turno.
Siamo solidali e complici con Paolo, Joan e Walter e lotteremo ancora contro tutte le galere sino a quando non ne rimarranno solo macerie
PAOLO LIBERO
TUTTX LIBERX
FUOCO ALLE GALERE
Anarchicx contro carcere e repressione
DOMENICA 9/11 DALLE ORE 12 PRANZO POPOLARE SARDO/AFRO/VEGANO ALL’ A.K.I.

12 novembre: Presidio solidale per Paolo di fronte al tribunale di Cagliari
Il 12 novembre lo Stato italiano con ogni probabilità celebrerà il processo contro il nostro compagno Paolo e altri due nostri amici. Non sappiamo e non ci interessa sapere se siano o meno gli autori di ciò per cui vengono accusati. Come anarchici, siamo sempre solidali e complici con chi si oppone a una società che produce miseria, disuguaglianze, violenze, morte e genocidi. Ci preme sottolineare come ancora una volta il sistema tramite i suoi servi si accanisca, con continue ritorsioni e tormenti, contro chi, in libertà e in detenzione, non ha mai piegato la testa, schierandosi sempre dalla parte dei più deboli, denunciando le violenze degli sbirri, le torture dello Stato che, nel carcere di Uta, nega ai prigionierx persino l’acqua potabile, contro chi svela la complicità arrogante del tribunale di Sorveglianza e dei garanti che tacciono sui soprusi e sulle torture subiti quotidianamente dai prigionierx.
Per questi e per tanti altri motivi Paolo ha portato avanti uno sciopero della fame per 44 giorni tra maggio e giugno.
I tribunali sono strumenti per esercitare la violenza della legalità pertanto pensiamo che il verdetto sarà usato come punizione esemplare, per mandare a loro, e a tuttx i proletari, il messaggio che non bisogna ribellarsi, ma bisogna accettare in silenzio ogni violenza e tortura dello Stato. Per questo non accetteremo i verdetti di giudici che rappresentano questo sistema assassino.
Siamo solidali e complici con Paolo, Joan e Walter e non li lasceremo soli né nelle galere, né nei tribunali.
PRESIDIO DI FRONTE AL TRIBUNALE DI CAGLIARI
MERCOLEDÌ 12/11ALLE ORE 9
PAOLO LIBERO
TUTTX LIBERI
FUOCO ALLE GALERE


