Anche ieri un blocco del CPR di Macomer ha preso fuoco. Alcuni prigionieri (12) sono stati trasferiti in altri CPR, gli altri sono chiusi nella mensa e nel settore di isolamento situato sottoterra (ma l’amministrazione non raccontava che non esistesse nessun settore di isolamento?). Gran parte dei prigionieri soffrono di diverse patologie anche gravi, come abbiamo già documentato e hanno altre problematiche abbastanza gravi di cui parleremo nei prossimi post; il cibo continua a far schifo sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo e tentano di fargli assumere grandi quantità di psicofarmaci per neutralizzarli. A fronte della protervia e dell’ottusità delle istituzioni e di chi gestisce il centro, manca poco perché dopo Corso Brunelleschi sia Macomer il secondo CPR chiuso dal fuoco. Attendiamo con interesse sviluppi positivi della situazione
Testo del volantino distribuito il 30 aprile a Cagliari
QUESTAÈ LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ
CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO
“Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere ilmio pensiero pubblicamente. Anche se da remoto, anche se per ii breve tempo di un battito d‘ali, oggi posso strapparmi il bavaglio, la mordacchia medievale di un 41 bis che un governo di centrosinistra anni fa mi ha applicato per mettere a tacere una voce scomoda per quanto minoritaria e ininfluente, ma certo nemica di questa vostra democrazia. Questi due anni di regime speciale mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul vero volto del vostro diritto, delle vostre garanzie costituzionali, rivelandomi un sistema criminogeno fatto di totalitarismo osceno, quanto crudo e assassino.”
Queste parole sono state pronunciate durante l’udienza del 15 gennaio 2025 da Alfredo Cospito compagno anarchico rinchiuso da quattro anni nel Carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis, in cui, per protestare contra questo regime, ha intrapreso uno sciopero della fame per 180 giorni.
Negli stessi giorni, in tutta Italia, si sono svolte grandi manifestazioni in sua solidarietà.
Le galere sono uno strumento di tortura per piegarti definitivamente quando finisci nelle mani dello Stato e, il 41 bis, con l’eventuale aggiunta dell’ostatività dei reati, ne è l’evoluzione “democratica”, perché non lascia segni visibili della tortura imperialista.
Lo stesso Stato che da anni tortura Alfredo ha deciso il rinnovo del 41 bis cercando ancora una volta di mettere a tacere e annientare il nostro compagno.
Il 41 bis è il modello che lo Stato propone per le carceri future, inserito con il pretesto della lotta alla mafia.
Il 41 bis è un monito verso chi non accetta lo Stato e la sua violenza.
Il 41 bis ha lo scopo, come vantato dai suoi ideatori, di estorcere informazioni al nemico annientandolo con le tecniche già usate dalla CIA ad Abu Graib e Guantanamo.
Il 41 bis è un regime di isolamento estremo grazie alla riduzione delle relazioni con qualsiasi altro essere umano.
Il 41 bis è la forma di tortura che ha portato alla morte di Diana Blefari Melazzi.
Lo Stato imprigiona e tenta di annientare chi è improduttivo e inutile, ovvero inadeguato all’idea di normalità.
Lo Stato è responsabile dell’eliminazione di chi non si allinea, di chi si ribella e prova ad alzare la testa contro sfruttatori, servi in divisa e i tribunali che li proteggono.
Lo Stato è il responsabile dello sterminio di chi tenta di varcare le frontiere, a costo della propria vita, frontiere create perché pochi possano arricchirsi sullo sfruttamento sino alla morte di molti.
Lo Stato è il responsabile dell’eccidio di chi prova a scappare dalle guerre, dall’avvelenamento dei territori e della fame che lo Stato stesso ha creato.
Per quanta ci riguarda sappiamo da che parte della barricata stare. Al fianco di Alfredo e di tutti coloro che combattono contro lo Stato per un mondo senza galere e per un mondo senza sfruttati.
“Da quando sono al 41 bis non tocco un filo d’erba, un albero, un fiore solo cemento, sbarre e tv. Negli ultimi mesi con grande fatica sono riuscito a comprare un solo libro, e solo perché di me parlavano i media. I colloqui una sola volta al mese col vetro e con la voce metallica dei citofoni. Le mie sorelle e mio fratello che sono gli unici che possono venire a trovarmi vengono al loro arrivo incerottati sui tatuaggi e sugli orecchini, perché potrebbero comunicare messaggi criptici attraverso i disegni tatuati.”ALFREDO COSPITO
e il fuoco divampa. Solo gli ingenui non riescono a capire che non si può umiliare continuamente chi ha da perdere solo le catene che lo costringono. Così nel lager di Macomer due blocchi sono andati in fumo, i ragazzi rinchiusi hanno rischiato la vita, perchè le vie d’uscita erano bloccate e gli operatori non rispondevano alle urla disperate, ma qualcuno da molto molto lontano ha avvisato ambulanza e pompieri.
Ora tutti i prigionieri sono all’esterno, sotto l’occhio vigile della GDF, e ci raccontano che gli avrebbero detto che rimarranno all’ aperto sino a quando la situazione non si sarà normalizzata, cioè per molto tempo.
Questi sbirri proprio non imparano, che umiliare e minacciare porta solo un uragano di rabbia di cui già arrivano le prime nubi della tempesta perfetta che metterà fine a questi lager.
Da dentro al CPR le persone imprigionate continuano a lottare ogni giorno per la loro libertà e per la loro dignità. Le condizioni in cui vivono non sono un’eccezione, sono la quotidianità di un sistema razzista di stato che tortura e uccide lentamente. Giornalmente le persone rinchiuse in questo lager danno notizie e informazioni sulle condizioni in cui si trovano a vivere con chiamate, video e foto, privandosi anche di quel poco tempo che la gestione “concede” loro l’uso dello smartphone, unico modo per comunicare anche con le loro famiglie.
La rivolta di quindici giorni fa all’interno del CPR che ha permesso l’evasione, anche se di breve durata, di alcuni prigionieri e il trasferimento di altri, su loro richiesta, dopo una lunga trattativa sul tetto della struttura. Forse è per questo che tra epidemie di scabbia, scioperi della fame, prigionieri in isolamento e altri in condizioni sanitarie gravi, la tensione è altissima e gestori e sbirri sono tanto preoccupati che ieri, ogni 8 ore, trattenevano i prigionieri per perquisire i blocchi in cerca di accendini, corde etc.
Ci mandano questo video, chiedendoci di pubblicarlo, per gridare ancora una volta la violenza istituzionale che opprime chiunque passi per questo lager.
Bisogna essere stupidi per non capire che intimidazioni, umiliazioni e repressione sono un incentivo per i prigionieri nella loro lotta per la libertà, è benzina su un fuoco che divampa.
Ieri 15 aprile un gruppo di solidali, a seguito delle ultime rivolte all’interno del cpr di Macomer e due evasioni che purtroppo non sono andate a buon fine, si è recato sulla collina antistante quel lager a portare solidarietà ai prigionieri.
La risposta dall’interno è stata calorosa e immediata nonostante i prigionieri abbiano comunicato di essere stati rinchiusi in una stanza sorvegliati da guardie e telecamere.
Il gruppo all’ esterno è riuscito per poco tempo a scandire cori e mettere musica perché come al solito, poco tempo dopo, sono arrivate a sirene spiegate otto pattuglie tra polizia, carabinieri e digos, sequestrando il materiale usato e denunciando i presenti.
Nel momento in cui i solidali venivano scortati fuori dal paese, anche perchè alcuni di loro hanno già il foglio di via da Macomer, un gruppo di prigionieri, come successo pochi giorni fa, è salito sul tetto del cpr per protestare ancora una volta contro le pessime condizioni di vita all’interno.
Ancora una volta provano a intimidire e spezzare la solidarietà tra dentro e fuori, tra noi e loro, ma ci troveranno ancora una volta fuori da quelle mura a urlare quanto facciano schifo galere e cpr.
Augurandoci un futuro ricco di rivolte ed evasioni
C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna. (Sara Ardizzone)
La nostra capacità di dire e comunicare non consente di avventurarsi sui sentieri inesplorati della responsabilità per i rischi assunti in prima persona. Ogni discorso in questa direzione resta inevitabilmente provvisorio, insufficiente. Ricercare concretamente la libertà – nella sua forma autentica e integrale, non nelle contraffazioni elargite e imposte dallo Stato – significa entrare nella dimensione del rischio connaturato alla ricerca stessa. In questo luogo le nostre scelte, spesse volte selvagge e solitarie, marcano il solco di una strada senza ritorno. La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio.
AGGIORNAMENTO ore 17: I prigionieri ci comunicano che il ragazzo che stava male per avere ingerito oggetti metallici e batterie non è stato portato in ospedale. A quanto ci è stato comunicato gli sbirri gli hanno annunciato l’arrivo dell’ambulanza per farlo uscire dal blocco e chiuderlo in isolamento. Non esistono parole che possano calmare la nostra rabbia verso il razzismo dello Stato italiano di guerra e verso tutti quelli che si girano dall’altra parte anche fingendo di combattere “democraticamente” il CPR. I prigionieri hanno bisogno solo di una cosa: LIBERTÁ
AGGIORNAMENTO ore 13.45: Un prigioniero ieri notte ha ingoiato due batterie e un pezzo di ferro accuminato. Nonostante stesse male non è stata chiamata l’ambulanza sino a poco fa ed è stato condotto all’ospedale “San Francesco” di Nuoro, da dove come sempre verrà rimandato senza scrupoli all’interno del CPR.
Ci chiamano dal lager di Macomer. La violenza strutturale e lenta continua con le torture quotidiane. Nessuna visita medica anche in caso di gravi problemi fisici e un’infermeria che non dispone neanche del minimo necessario. Per tenere le garze delle medicazioni viene usato il nastro adesivo, per sedare i dolori vengono somministrate fino a 3/4 punture al giorno e i dolori si ripresentano dopo poche ore.
Ieri un uomo, dopo aver ingerito una batteria, è stato portato all’ospedale. Ci dicono che da quando l’ha ingerita a quando l’ambulanza lo ha trasportato sono passate due ore. L’ambulanza è riuscita a entrare nella struttura quando eravamo al telefono. I prigionieri ci dicono che i ritardi siano dovuti al fatto che la direttrice (Antonia Sanna che sostituisce la dimissionaria (?) Rijo) deve chiedere prima l’autorizzazione alla polizia (evidentemente da ora esperti anche di questioni di salute) e solo dopo (forse per preparare la scorta) l’ambulanza può portare via la persona.
Ci sono prigionieri che si sono presentati ben due volte, durante la loro permanenza in carcere (in videoconferenza naturalmente), alla commissione per la protezione internazionale e aspettano da 2 mesi l’esito nel CPR di Macomer. Senza sapere quando gli verrà comunicato l’esito e cosa succederà dopo.
I prigionieri sono spesso costretti ad effettuare mediazione e traduzione durante i colloqui con gli avvocati perché diversamente ci sarebbero alcuni loro compagni che non potrebbero comunicare, in quanto nella struttura non ci sono più mediatori. La struttura è completamente in mano agli sbirri che fanno il bello e il cattivo tempo, è accaduto, e accade, che il loro intervento violento abbia interrotto i colloqui con gli avvocati.
Intanto uno dei blocchi, danneggiato in seguito all’ultima protesta dello scorso mese, è stato “ripulito” semplicemente imbiancando sopra i muri ancora danneggiati dal fuoco. Dopo nessuna bonifica è pronto per il trasferimento di altre decine di nuovi prigionieri.
Il CPR è l’ultimo, il più brutale livello del razzismo di stato, dove i corpi diventano risorsa economica per le cooperative private che speculano sulla vita dei prigionieri. Un luogo dove lo stato rinchiude per selezionare e produrre manodopera a basso costo ed espellere chi non è più in condizioni di essere sfruttato. In questo lager i prigionieri lottano quotidianamente con il loro corpo e la loro voce per resistere e denunciare questo sistema di tortura. Complici e solidali con le lotte e con i prigionieri fin quando dei CPR non rimarranno solo macerie.
La prigioniera politica spagnola Maria Josè Baños Andujar, gravemente malata, rischia di morire in carcere, perchè lo Stato spagnolo (quello che, come dice il suo capo del governo Sanchez, ha il governo “più progressista della storia”) rifiuta di metterla in libertà. Molti prigionieri politici spagnoli hanno iniziato uno sciopero della fame per chiederne la liberazione.
Paolo e’ ancora in carcere Paolo e’ ancora vittima di soprusi Paolo e’ ancora forte e lotta per sè stesso e per tutti i prigionieri Continuiamo a stargli vicino Continuiamo a scrivergli Continuiamo a far girare le sue lettere
Per un mondo senza galere Per un mondo senza sfruttati Liberta’ per tutti e tutte
Paolo Todde, C.C. “E. Scalas”, Zona Industriale Macchiareddu 19, 09123 Uta (CA)