QUESTA È LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ

Testo del volantino distribuito il 30 aprile a Cagliari

QUESTAÈ LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ

CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO

“Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere il mio pensiero pubblicamente. Anche se   da remoto, anche se per ii breve tempo di un battito dali, oggi posso strapparmi il bavaglio, la mordacchia medievale di un 41 bis che un governo di centrosinistra anni fa mi ha applicato per mettere a tacere una voce scomoda per quanto minoritaria e ininfluente, ma certo nemica di questa vostra democrazia. Questi due anni di regime speciale mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul vero volto del vostro diritto, delle vostre garanzie costituzionali, rivelandomi un sistema criminogeno fatto di totalitarismo osceno, quanto crudo e assassino.”

Queste parole sono state pronunciate durante l’udienza del 15 gennaio 2025 da Alfredo Cospito compagno anarchico rinchiuso da quattro anni nel Carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis, in cui, per protestare contra questo regime, ha intrapreso uno sciopero della fame per 180 giorni.

Negli stessi giorni, in tutta Italia, si sono svolte grandi manifestazioni in sua solidarietà.

Le galere sono uno strumento di tortura per piegarti definitivamente quando finisci nelle mani dello Stato e, il 41 bis, con l’eventuale aggiunta dell’ostatività dei reati, ne è l’evoluzione “democratica”, perché non lascia segni visibili della tortura imperialista.

Lo stesso Stato che da anni tortura Alfredo ha deciso il rinnovo del 41 bis cercando ancora una volta di mettere a tacere e annientare il nostro compagno.

Il 41 bis è il modello che lo Stato propone per le carceri future, inserito con il pretesto della lotta alla mafia.

Il 41 bis è un monito verso chi non accetta lo Stato e la sua violenza.

Il 41 bis ha lo scopo, come vantato dai suoi ideatori, di estorcere informazioni al nemico annientandolo con le tecniche già usate dalla CIA ad Abu Graib e Guantanamo.

Il 41 bis è un regime di isolamento estremo grazie alla riduzione delle relazioni con qualsiasi altro essere umano.

Il 41 bis è la forma di tortura che ha portato alla morte di Diana Blefari Melazzi.

Lo Stato imprigiona e tenta di annientare chi è improduttivo e inutile, ovvero inadeguato all’idea di normalità.

Lo Stato è responsabile dell’eliminazione di chi non si allinea, di chi si ribella e prova ad alzare la testa contro sfruttatori, servi in divisa e i tribunali che li proteggono.

Lo Stato è il responsabile dello sterminio di chi tenta di varcare le frontiere, a costo della propria vita, frontiere create perché pochi possano arricchirsi sullo sfruttamento sino alla morte di molti.

Lo Stato è il responsabile dell’eccidio di chi prova a scappare dalle guerre, dall’avvelenamento dei territori e della fame che lo Stato stesso ha creato.

Per quanta ci riguarda sappiamo da che parte della barricata stare. Al fianco di Alfredo e di tutti coloro che combattono contro lo Stato per un mondo senza galere e per un mondo senza sfruttati.

“Da quando sono al 41 bis non tocco un filo d’erba, un albero, un fiore solo cemento, sbarre e tv. Negli ultimi mesi con grande fatica sono riuscito a comprare un solo libro, e solo perché di me parlavano i media. I colloqui una sola volta al mese col vetro e con la voce metallica dei citofoni. Le mie sorelle e mio fratello che sono gli unici che possono venire a trovarmi vengono al loro arrivo incerottati sui tatuaggi e sugli orecchini, perché potrebbero comunicare messaggi criptici attraverso i disegni tatuati.” ALFREDO COSPITO

FUOCO ALLE GALERE

CON SARA E SANDRO NEL CUORE

ALFREDO LIBERO

TUTTX LIBERX

Anarchicx contro carcere e repressione

RABBIA, REPRESSIONE E RIVOLTA NEL LAGER DI MACOMER

Da dentro al CPR le persone imprigionate continuano a lottare ogni giorno per la loro libertà e per la loro dignità. Le condizioni in cui vivono non sono un’eccezione, sono la quotidianità di un sistema razzista di stato che tortura e uccide lentamente. Giornalmente le persone rinchiuse in questo lager danno notizie e informazioni sulle condizioni in cui si trovano a vivere con chiamate, video e foto, privandosi anche di quel poco tempo che la gestione “concede” loro l’uso dello smartphone, unico modo per comunicare anche con le loro famiglie.

La rivolta di quindici giorni fa all’interno del CPR che ha permesso l’evasione, anche se di breve durata, di alcuni prigionieri e il trasferimento di altri, su loro richiesta, dopo una lunga trattativa sul tetto della struttura. Forse è per questo che tra epidemie di scabbia, scioperi della fame, prigionieri in isolamento e altri in condizioni sanitarie gravi, la tensione è altissima e gestori e sbirri sono tanto preoccupati che ieri, ogni 8 ore, trattenevano i prigionieri per perquisire i blocchi in cerca di accendini, corde etc.

Ci mandano questo video, chiedendoci di pubblicarlo, per gridare ancora una volta la violenza istituzionale che opprime chiunque passi per questo lager.

Bisogna essere stupidi per non capire che intimidazioni, umiliazioni e repressione sono un incentivo per i prigionieri nella loro lotta per la libertà, è benzina su un fuoco che divampa.

URLA DIETRO LE MURA, SOLIDARIETÁ A CHI RESISTE

Ieri 15 aprile un gruppo di solidali, a seguito delle ultime rivolte  all’interno del cpr di Macomer e due evasioni che purtroppo non sono andate a buon fine, si è recato sulla collina antistante quel lager a portare solidarietà ai prigionieri.

La risposta dall’interno è stata calorosa e immediata nonostante i prigionieri abbiano comunicato di essere stati rinchiusi in una stanza sorvegliati da guardie e telecamere.

Il gruppo all’ esterno è riuscito per poco tempo a scandire cori e mettere musica perché come al solito, poco tempo dopo, sono arrivate a sirene spiegate otto pattuglie tra polizia, carabinieri e digos, sequestrando il materiale usato e denunciando i presenti.

Nel momento in cui i solidali venivano scortati fuori dal paese, anche perchè alcuni di loro hanno già il foglio di via da Macomer, un gruppo di prigionieri, come successo pochi giorni fa, è salito sul tetto del cpr per protestare ancora una volta contro le pessime condizioni di vita all’interno.

Ancora una volta provano a intimidire e spezzare la solidarietà tra dentro e fuori, tra noi e loro, ma ci troveranno ancora una volta fuori da quelle mura a urlare quanto  facciano schifo galere e cpr.

Augurandoci un futuro ricco di rivolte ed evasioni

Anarchicx contro carcere e repressione

GIORNATA DI RIVOLTA AL CPR DI MACOMER

Nella serata di oggi, molti prigionieri sono saliti sul tetto del cpr-lager di Macomer per protestare contro la condizione in cui vivono e gli abusi e le violenze a cui sono sottoposti. Due sono feriti; un prigioniero è caduto dal tetto e ha riportato una o più fratture alle gambe, un altro ha tentato di impiccarsi all’arrivo degli sbirri in tenuta antisommossa; presto verranno rimandati nel CPR dai sanitari dell’ospedale di Nuoro. Un altro prigioniero è chiuso in isolamento da quattro giorni per avere tentato di impiccarsi. Al momento in cui pubblichiamo questa notizia ci dicono che un quarto ragazzo si è tagliato le vene e i suoi compagni sono in attesa che arrivi l’ambulanza. In questo momento i prigionieri sono rientrati nei blocchi ma la loro rabbia non è diminuita.

Quando scocca la scintilla il fuoco è libero di divampare. Lo Stato può torturare e mettere a tacere ma non può riuscire a placare la voglia di libertà.

Da parte nostra, è il momento di prestare attenzione alle nostre “piccole Gaza”, perché diversamente lo schiacciasassi del sistema capitalista ci travolgerà per non essere stati in grado di difenderci e di distruggere quelle frontiere che limitano la mobilità delle classi colonizzate a favore dei privilegi delle classi coperte dallo scudo imperialista. La guerra è anche qui.

SOLIDARIETÀ E COMPLICITÀ CON I PRIGIONIERI IN RIVOLTA

CON SARA E SANDRO NEL CUORE

FUOCO AI CPR E ALLE FRONTIERE

Anarchichx contro carcere e repressione

Ci uniamo al dolore di compagni, compagne, amici e familiari per la perdita di Sara e Sandrone. Che la loro estrema determinazione sia da esempio per quanti si adoperano per una società senza ingiustizie e sopraffazione, contro la barbarie dell’imperialismo e del colonialismo.

A quanti si indignano per le azioni dirette e a quanti agitano lo spauracchio del terrorismo, rispondiamo che terrorista è lo stato, chi affama, opprime e sfrutta. Terroristi sono coloro che massacrano e distruggono intere popolazioni e costringono all’esodo i sopravvissuti.  Le immagini del Libano, di Gaza e di Teheran ce lo ricordano ogni giorno.

Ogni forma concreta di resistenza allo sterminio imperialista, al capitalismo e all’occupazione coloniale è una boccata d’ossigeno e di speranza, rappresenta la brace mai spenta sotto la cenere e le rovine, un lume, una speranza, un grido per affermare che NON tutti siamo complici!

Dalla parte di chi lotta

Sempri a innantis

Anarchici, comunisti e indipendentisti (Kasteddu – Cagliari)

CON SARA E ALESSANDRO

Più forti della morte

C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna.
(Sara Ardizzone)

La nostra capacità di dire e comunicare non consente di avventurarsi sui sentieri inesplorati della responsabilità per i rischi assunti in prima persona. Ogni discorso in questa direzione resta inevitabilmente provvisorio, insufficiente. Ricercare concretamente la libertà – nella sua forma autentica e integrale, non nelle contraffazioni elargite e imposte dallo Stato – significa entrare nella dimensione del rischio connaturato alla ricerca stessa. In questo luogo le nostre scelte, spesse volte selvagge e solitarie, marcano il solco di una strada senza ritorno. La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio.

Segue in https://circoloculturaleanarchicofiaschi.noblogs.org/2026/03/21/piu-forti-della-morte/

NOTIZIE, UN VIDEO E UN AUDIO DAL CPR DI MACOMER

Dal CPR di Macomer arrivano informazioni che mostrano nuove forme in cui lo Stato articola razzismo e caccia al migrante. Molti degli uomini sequestrati nella struttura di Macomer vi sono stati deportati non solo dopo essere stati catturati nel corso di rastrellamenti eseguiti nelle strade della Sardegna e di varie parti d’Italia. Sempre con più frequenza vengono sequestrati uomini provenienti da carceri e/o colonie penali, nonostante abbiano scontato l’intera pena, e, in alcuni casi, siano in attesa della risposta alla richiesta d’asilo.

Come già riportato in un altro post, poiché gli operatori della struttura non vengono pagati, il centro è sotto il controllo totale degli sbirri, diretti dal gestore virtuale del CPR sin dalla sua apertura, il dirigente del commissariato Federico Farris. Non è dato, invece, sapere il nome di chi dirige il centro. Ci dicono che il direttore, che non è mai presente, venga cambiato spesso e non viva in Sardegna, per cui la nomina è solo di facciata e la responsabilità ricada sulla facente funzioni Antonia Sanna. Ci raccontano che gli oggetti personali requisiti all’ingresso ai nuovi arrivati, talora spariscono e non verranno mai più riconsegnati, che il medico è presente non più di una mezz’ora al giorno, che il personale paramedico è in numero ridotto, che manca perfino il materiale sanitario di consumo tanto che le ferite vengono chiuse con il nastro adesivo. In altre parole, si confermano la pessima fama di Officine Sociali, cooperativa completamente allo sbando, e della Prefettura di Nuoro, per le sue doti acrobatiche mostrate nel riuscire ad affidare gli appalti ai più impresentabili degli impresentabili, come già accaduto in passato con le precedenti gestioni.

Ciò che è inaudito, però, è il recente ricatto esercitato sui sequestrati nella struttura. Quando hanno bisogno di cure che richiedono terapie diverse dalla somministrazione di paracetamolo e rivotril, vengono invitati (costretti) a pagarsi la visita (abbiamo notizie di pagamenti di diverse centinaia di euro) in uno studio medico privato, in cui vengono condotti scortati dalla polizia. Aldilà della gravità del fatto che il prigioniero non venga condotto in ospedale (forse per paura che, una volta tanto, accertate le sue condizioni di salute, non venga rimandato nella struttura?), e che questo costituisca un’ulteriore forma di punizione per chi non ha mezzi per pagarsi la visita, potrebbe essere interessante sapere chi sceglie il medico (certamente non il prigioniero) e in base a che criteri. Ci sarà mica qualche conflitto d’interessi?

Crediamo che lo Stato a Macomer sta sperimentando un’esternalizzazione totale della gestione dei prigionieri, manca solo la polizia privata e la distopia sarebbe completa.

Da un paese extraeuropeo ci è stato inviato un video che riprende la stanza di isolamento del CPR, stanza che pochi, forse nessuno, a parte i prigionieri, hanno mai visto. Ci raccontano sempre che nel CPR esistono solo stanze di isolamento sanitario. A parte il fatto che un prigioniero con gravi problemi di salute tali da richiedere l’isolamento non potrebbe e non dovrebbe essere trattenuto nel CPR, ci chiediamo in base a cosa il medico responsabile lo prescriva, visto che non è possibile garantire cure e monitoraggio di chi è isolato per evitare di aggravarne le condizioni psicofisiche. Ma ciò che vediamo nel video è una cella punitiva, quella che hanno descritto tanti prigionieri che vi sono stati rinchiusi. Si tratta della gabbia in cui viene ulteriormente imprigionato chi non abbassa la testa, chi si ribella, chi si lamenta del proprio stato di salute e pretende di essere portato in ambulanza in ospedale, chi è reduce da un pestaggio degli sbirri.

Concludiamo con la pubblicazione di parte di un audio, che è ancora possibile sentire nel CPR, lasciato da due prigionieri che hanno riguadagnato la libertà dopo avere lottato con i loro corpi, per mesi contro questo lager. Speriamo che la stupidità degli sbirri gli impedisca di trovarlo, eliminarlo e ancora in tanti possano sentirlo.

CONTRO TUTTE LE GABBIE E LE GALERE

SOLIDALI E COMPLICI CON I PRIGIONIERI CHE CON LE LORO LOTTE RIDUCONO I CPR IN MACERIE

TUTTX LIBERX

Sovraffollamento carceri sarde

Da notare che quasi tutte le carceri sono al limite della capienza o la superano. A Cagliari sono presenti 4 prigionieri in più rispetto al mese scorso e il numero di prigionieri che eccede la capienza disponibile è 181 (questo spiega l’elevato numero di prigionieri per cella di cui spesso parla Paolo nelle sue lettere). A Sassari sono presenti 11 prigionieri in meno e quindi sono 109 in più rispetto al numero massimo previsto. Superano, anche se di poco il limite Alghero, Lanusei, Massama e Tempio. Solo il carcere di Nuoro è praticamente vuoto perchè viene preparato per essere una delle galere dedicate solo allla tortura di Stato del 41 bis

Lotte al CPR di Macomer

I prigionieri del CPR di Macomer ci raccontano di un tentativo di suicidio, effettuato come gesto estremo di lotta, avvenuto, mediante ingestione di sostanze tossiche, nella notte tra venerdì e sabato; il prigioniero ha passato una notte nell’ospedale di Nuoro e, come sempre è stato rimandato al CPR. I prigionieri ci raccontano anche di continui pestaggi da parte delle forze dell’ordine, del cibo, come sempre, immangiabile e dei soliti abusi da parte degli operatori della struttura.

Tutti sono a conoscenza della continua tortura che subiscono i prigionieri del CPR. Tante denunce sono state fatte in questi 6 anni di presenza del CPR a Macomer, ma evidentemente non bastano. Lo Stato permette che qualcuno denunci (in ogni caso il sistema insabbia), perchè tutto questo serve a salvaguardare la facciata democratica del sistema che, fingendo di garantire il diritto al dissenso, da spazio solo all’opposizione vacua di un certo associazionismo.

I prigionieri, anche con i gesti estremi di autolesionismo, tentano di difendere la loro libertà opponendosi a questi lager di stato, retti da complicità palesi (Comune di Macomer, ASL, Prefettura e Questura di Nuoro, Tribunale di Oristano) ma anche da complicità occulte più sorprendenti.

Noi preferiamo sostenere, con la nostra solidarietà e complicità, le lotte dei prigionieri che provano a restituire allo Stato anche solo una infinitesima parte della violenza quotidiana che soffrono ordinariamente.

L’unico CPR tollerabile è quello che viene chiuso perché avvolto dalle fiamme.